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RivistiZoomedia January, 9th 2012 by oogo

Ushahidi: una mappa ci salverà

A inizio dicembre le autorità siriane hanno bandito l’importazione di smartphone come misura restrittiva nei confronti dei manifestanti e dei cyber attivisti. Probabilmente non servirà a molto visto che basta molto meno per far conoscere al mondo che cosa sta succedendo minuto per minuto, metro per metro. Lo dimostra la storia di Erik Hersman, Juliana Rotich, Ory Okolloh, David Kobia e altri blogger e sviluppatori kenioti. Dopo le elezioni presidenziali del 2007 il Kenya si infiammò. Il presidente Mwai Kibaki, per coprire le violenze, impose un blackout dei media in tutta la nazione: restava solo internet a fornire informazioni. Così, nel giro di due giorni è nato Ushahidi («testimonianza» in swahili), un progetto di crowdsourcing che consente agli utenti di presentare relazioni di testimoni oculari nel corso di un conflitto o di calamità: le segnalazioni così raccolte vengono visualizzate su una mappa. Ushahidi è stato utilizzato per monitorare le elezioni del 2010 in Sudan, documentare le violenze nella striscia di Gaza, tracciare la marea nera Bp nel Golfo del Messico. A innalzarlo agli onori delle cronache sono stati i successi ottenuti a supporto dei soccorsi dopo il terremoto di Haiti, ma Ushahidi è arrivato anche in Europa dove ha aiutato a combattere la corruzione in Bulgaria e in Russia. È stato utile in Giappone, subito dopo lo tsunami, così come nel nostro Paese, con esperimenti quali la Mappa segnalazioni centro intercomunale Protezione civile Colline Marittime e Bassa Val di Cecina. Con il tempo lo strumento è stato perfezionato: oggi può ricevere e distribuire flussi di dati nei formati più disparati e nelle condizioni più critiche, ma soprattutto, con Swift River, ha un algoritmo evoluto in grado di valutare la veridicità e l’importanza di ogni informazione. Insomma Ushahidi rappresenta forse l’esempio migliore del futuro che ci attende: rete, tecnologia, solidarietà, responsabilità, partecipazione. E il tutto è nato in Africa e oggi quel gruppo di volontari ha fondato un’azienda no profit…

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