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ArticoliBooksRivisti May, 25th 2010 by oogo

Sybo, spiegato ai grandi

Le streghe esistono e si radunano di notte sui grandi alberi isolati in mezzo ai campi e avvolgono la terra in una grande ragnatela: un capo del filo lo tengono in mano, l’altro passa su tutti gli alberi del mondo. Insofferenti come sono di essere spiate, le streghe sono capaci di vendicarsi, mandare malattie e infliggere dolore. (da una Antica leggenda africana)

Il racconto gira attorno alle storie di tre bambini diversi tra loro e collocati in tre fasi temporali distinte: Milo, bambino occidentale moderno che vive nel tempo presente, Sybo, bambino del futuro e Ayana, bambina africana che si colloca in un preciso momento storico della storia a metà fra le storie degli altri due di cui ne costituisce indirettamente una specie di trait d’union.
Milo, il protagonista della storia, non si preoccupa di essere fortunato. È svogliatamente intrattenuto da baby-sitter tecnologici, come la televisione, il Gameboy. Non si pone altri problemi se non quello di essere ascoltato nelle sue esigenze. I genitori, ai suoi occhi, sono a sua volta dei fenomeni tecnologici, dei robot incapaci di comunicare veramente con lui, di dare spazio a qualcosa che esca dal rigore della metodicità, dell’abitudinarietà in cui incanalano vorticosamente le loro giornate. Anche loro, in questa condizione di dipendenza, non riescono a vedere oltre i propri schemi.

Tra tutti i fenomeni incredibili di questo mondo, i più sorprendenti sono sicuramente la mia mamma e il mio papà. In qualsiasi momento della giornata devono sempre fare qualcosa. […] C’è un’ora per svegliarsi, un’ora per mangiare, un’ora per andare a lavorare, un’ora per andare in palestra, un’ora per fare i compiti, un’ora per guardare la televisione, un’ora per dormire. Per mamma e papà esiste sempre un’ora esatta per ogni cosa: decide tutto l’orologio! Devono essere per forza dei robot, non fosse altro per il fatto che alla sera sono soliti dire: “Ora devo proprio andare a letto, devo ricaricare le batterie!”. Come non capirli d’altronde? Passano tutta la giornata indaffarati a incasellare freneticamente ogni impegno nel giusto orario.

Quella di Milo e dei suoi genitori rappresenta la dimensione pragmatica, analitica, meccanica del moderno vivere occidentale in cui si sono perse le visioni unitarie di comprensione del mondo e si vive sul contingente, sull’istante (la regola dell’orologio). L’uomo meccanico occidentale di cultura alfabetica finisce con l’essere individualista: separa i territori, sia quelli fisici che quelli culturali e crea divisione.
Sybo, il bambino che dal futuro contatta il protagonista, è l’evoluzione esasperata delle condizioni di Milo, nel contesto di un’era digitale matura che paradossalmente ha portato ai massimi livelli la separazione dei territori, da un lato riducendoli all’ambito della sfera individuale, dall’altro estroflettendo le loro relazioni in un sistema di connessioni in rete che assottiglia al tempo reale i loro spazi di prossimità nell’ambito di una gigantesca tribù, come quella di Ayana, ma digitale, artificiale, mediatica. Sybo vive solo e nello stesso tempo con tutti, ma il suo rapporto col mondo è solipsistico.

I terrestri non riuscirono più a controllare i loro rifiuti e questi finirono col produrre sostanze infette che resero il clima della Terra letale per gli uomini stessi! […] Fatto sta che in quel periodo buio gli uomini rimasero soli, ingabbiati nelle proprie case, con gli occhi incollati a uno schermo e le dita su una tastiera. Nessuno sapeva più a cosa credere e a cosa no, perchè non aveva più contatti con la realtà e così non rimase argomento migliore su cui dibattere del… niente!

Gli stessi spazi abitativi del mondo di Sybo sono sospesi alle estremità di enormi fusti meccanici arborescenti che si innalzano fino alla stratosfera e separano il mondo superiore da quello inferiore. Un arcipelago di abitazioni isolate e sospese denominate domi, tecnologie sofisticate e intelligenti in grado di soddisfare qualsiasi esigenza dei loro abitanti e i terminali di una vasta rete di comunicazione.
L’immagine metaforica è la divisione netta in senso verticale tra nord e sud del mondo. Il sud è Terra e il nord è Aera e una fitta ragnatela – il Grid che mette in comunicazione tutti i domi – divide verticalmente i due spazi. Sybo, però, non pensa nemmeno che esista un mondo sotterraneo alla rete. Milo, invece, proiettato nel domo di Sybo si chiede che fine abbia fatto la Terra sottostante.
Un giorno un piccolo ragno-elettronico – di quelli che trasferiscono velocemente le informazioni lungo la rete dai domi alla Wiccateca, un grande ufficio postale planetario che si occupa appunto di organizzare e trasferire tutto il sapere del mondo ai domi – di nome Bik e amico di Sybo raggiunge i due amici e trasmette loro un’informazione che lascia sbigottito Sybo, ma che al contrario fuga i dubbi di Milo: scoprono cioè che esiste qualcuno lì sotto, ma l’unico modo per arrivarci è penetrando nella Wiccateca. Devono quindi abbandonare il domo e raggiungere la Grande Torre dove tra mille peripezie e stratagemmi riescono a sfuggire alle insidie delle Wicche, creature terribili che tengono nascoste le informazioni di Aera a Terra e viceversa governando la ragnatela che divide i due mondi. Quando raggiungono Terra, ai piedi di un baobab incontrano finalmente Ayana. Ayana è una bambina africana e muove indirettamente i fili dell’avventura degli altri due attraverso il suo canto inviato oltre il tempo magicamente da un messaggio radio.

“Che te ne fai della radio?” chiesi incuriosito ad Ayana. “Diffondo il mio canto nel cielo! Me l’ha lasciata un anziano signore dalla pelle bianca e dalla barba lunga. Mi disse: Tienila! Ti aiuterà a parlare con le stelle. […] Lassù possiamo ascoltarci tutti. Ascoltiamo la stessa musica con danze e ritmi diversi”

Ayana, a differenza di Milo e Sybo, vive ancora all’interno di un sistema dove la visione del mondo ai piedi dell’albero è unitaria, rivive all’interno di un mito, di riti e di un simbolo (dal greco sin-balléin, unire, vs. dia-ballein, dividere) comuni. Un divario netto quindi tra il modello occidentale che separa e ingabbia territori e culture e la visione olistica dell’uomo tribale in simbiosi totale con la natura che unisce tutti gli uomini del pianeta anche oltre il limiti del tempo. Un divario culturale quello che viene descritto nel racconto, prima ancora che digitale, che ci deve far riflettere su come il mito diviso dal simbolo e dal rito, nella civiltà occidentale sia diventato solo prodotto culturale, il rito disgiunto dal mito e dai simboli solo mera somministrazione di servizi, appagamento di bisogni materiali e non ricerca interiore, e il simbolo disgiunto dal mito e dal rito sia diventato dogma, ossia ci dice del “cosa”, poco del “come” e quasi nulla del “perchè”.

“Il mio piccolo villaggio si chiama Juwka – rispose Ayana – È un villaggio molto piccolo dell’Africa, isolato da tutti, dal mondo. […] Nei momenti di festa ci raccogliamo sotto questo baobab che ci abbraccia tutti sotto un’unica grande ombra e così siamo un tutt’uno anche con i nostri antenati che si sono riuniti sotto quest’albero tanti anni fa… Quest’albero è molto di più di un albero, è la vita stessa! Qui vive la nostra storia”

La mentalità occidentale cerca sempre di risolvere il problema del divario digitale sulla base del proprio modello. Quando pensiamo di emancipare le popolazioni povere della Terra fornendogli telefonini, computer, mezzi di comunicazione siamo veramente sicuri che stiamo cercando di capire il loro sistema di relazioni e la loro cultura? O stiamo invece imponendo loro il nostro modello sociale e culturale. Certo, quando si parla di Africa si parla di una regione estesa di culture e modelli sociali, e in gran parte molto occidentalizzati, ma quella di Ayana è una tribù isolata del Ghana che si trova lontano dalle logiche della città, il suo modello sociale è ancora tribale e mantiene intatta una tradizione sociale fondata proprio su quei cardini fondativi della nostra umanità che l’uomo occidentale ha disgiunto e ormai perso. Per recuperarlo e raggiungere Ayana sotto il baobab, Milo e Sybo si trovano a condividere tra mille peripezie un’esperienza che li fa crescere assieme proprio in virtù di un mito (la verità su Aera trasmesso loro segretamente da Tittalius), di un rito (il passaggio attraverso l’Axis Mundi) e di un simbolo (il baobab).

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