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ArticoliRivisti January, 23rd 2011 by oogo

Sulla Gelmini e altre amenità

Sono rimasto ovviamente sconcertato da quanto affermato dal ministro Gelmini a Ballarò in merito al fatto che considera un’amenità il corso di studi in Scienze della Comunicazione e ho voluto raccogliere in una nota quanto già in parte discusso sulla bacheca di Facebook, ma soprattutto fornire quelli che sono i dati che il ministro Gelmini dovrebbe leggere prima di esordire in simili banalità. In un clima in cui cresce sempre più la disoccupazione e cresce la tensione dei giovani già classificati dai sociologi come “la generazione dei senza lavoro” (e di questo ringraziamo la crisi globale, ma anche il Governo) che i dati dimostrino che chi esce da SdC per il 50% almeno finisce a lavorare, nel giro di 2-5 anni, negli uffici marketing o di comunicazione di un impresa (e questo, oltre ai dati che lo confermano, è quello che io posso constatare direttamente sul campo a Padova) con soddisfazione dell’interessato, non lo riterrei assolutamente un dato di scarso rilievo, ma un grande successo… Sappiamo benissimo – perchè lo viviamo sulla nostra pelle – che si tende a squalificare in generale SdC: la Gelmini è solo lo specchio del “si dice”, non ci sono analisi o verifiche dei fatti perchè i dati dicono esattamente il contrario. Per quel che riguarda la mia personale esperienza di docente all’Università di Padova, io so solo che a SdC ho trovato spesso e volentieri delle teste brillanti piene di idee e grandi capacità di problem solving quante non ne ho viste in altre facoltà, oltre al fatto che il 75% degli studenti frequentano la lezione e quasi la metà degli studenti lavorano oltre a studiare. Questo per dire che questi sono studenti pieni di iniziativa e non dei fannulloni: ma evidentemente sono tutte amenità, braccia rubate al lavoro nei campi, perchè tanto è lì che si vuole finire professionalizzando la scuola superiore – come voleva fare prima Sacconi e oggi la Gelmini – e cioè all’analfabetismo!

Tuttavia, al di là dei dati, quello che il ministro Gelmini non riesce a capire è che l’istituzione scolastica non è e non deve essere un ufficio di collocamento, ma deve innanzitutto preparare le persone a saper scegliere e gestire il proprio percorso professionale.

È più utile, pertanto, che sappiano ragionare ancor prima di saper fare. La politica del fare è la contraddizione di qualsiasi visione progettuale: è il trionfo di una visione quantitativa su quella qualitativa. Per esperienza sappiamo tutti che l’apprendimento della tecnica è e sarà sempre l’ultimo problema della catena. Ho conosciuto e avuto a che fare con manager straordinariamente bravi laureati in filosofia e di contro altri, assolutamente fallimentari, laureati magari alla Bocconi. Non esistono in realtà corsi di laurea “inutili” o “ameni” e corsi di laurea “utili”, come pensa la Gelmini, ma esistono semplicemente studenti più preparati, perchè più adatti a frequentare quei corsi in vista di far crescere le proprie potenzialità e sfruttare le risorse che mette loro a disposizione l’Università per poter poi scegliere nel mercato del lavoro, e studenti meno preparati e mediocri che arrivano a fatica a laurearsi perchè avevano intravisto in quel corso di laurea uno sbocco professionale garantito, spinti magari dalla famiglia e non dalle reali attitudini personali. Dire, come dice la Gelmini, “Ragazzi, non vi iscrivere a una laurea inutile come Scienze delle Comunicazione, perché non troverete lavoro”, non ha proprio senso, perchè non è un corso di studi a garantire un lavoro e nemmeno il saper fare in termini tecnici, bensì la capacità del singolo studente di costruirsi un percorso lavorativo, di saper capire e applicare quanto imparato alle dinamiche di mercato. Diversamente, a seconda delle mode del momento avremo le aule di quello o quell’altro corso intasate da studenti amebici in cerca di una soluzione facile. Per questo la Gelmini dovrebbe tutelare il diritto allo studio, emanciparlo, finanziarlo, garantire maggiori selezioni più mirate nelle ammissioni all’Università, invece che condannare banalmente un campo di studi o un altro come amenità e nello specifico un indirizzo come la comunicazione d’impresa, visto che è una delle “i” su cui il Governo fa finta di costruire i programmi…

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