Articoli March, 21st 2014 by oogo

@Pontifex

Quando nel dicembre 2012, con Stefano Femminis – direttore di Popoli – abbiamo avuto modo di incrociare le nostre prime impressioni sulla decisione dell’allora pontefice Benedetto XVI di aprire un account su Twitter, devo ammettere che l’evento ci lasciò abbastanza dubbiosi.

È vero, l’idea di un Papa 2.0 era sicuramente una scelta epocale che faceva intravedere le prime avvisaglie di una Chiesa riformista, consapevole di dover essere presente là dove – come direbbe oggi papa Francesco – «gli uomini si incontrano». Un luogo di incontro che non abbraccia socialmente solo le comunità organiche, reali, ma anche quelle di Rete che stanno sempre più ridefinendo i nostri assetti sociali verso forme che potremmo definire più quadratiche che non piramidali.

Lo spessore e l’importanza del momento in cui Papa Benedetto trasmetteva il suo primo tweet era paragonabile forse al primo messaggio di Pio XI all’inaugurazione di Radio Vaticana il 12 dicembre 1931 («Qui arcano Dei»), come disse anche monsignor Celli – presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali – allo stesso Pontefice.

Ma se la radio, in quanto mezzo di comunicazione di massa, all’epoca aveva l’autorevolezza di esprimere un messaggio assolutamente verticale e privo di canali di risposta, l’odierno tweeting si pone alla pari degli interlocutori, scende in mezzo a loro e si mette in gioco direttamente all’interno di un confronto e un dialogo diretto non privo anche di fattori contrastanti.

La cosa che mi stupì di più era il fatto che i media tradizionali, seguendo le logiche del sistema degli ascolti, davano un risalto entusiastico alle analisi quantitative sull’attività dell’account del Pontefice in Rete, senza occuparsi invece dei risultati qualitativi. In altre parole: è vero che @Pontifex nei suoi primi mesi di vita ha generato due milioni e mezzo di followers e 270mila tweets, ma nella Rete conta di più “quello” che dice una quantità così alta di followers, ovvero il sentiment che è in grado di generare un Papa all’interno della comunità di Rete.

Per rispondere a questa domanda, su Popoli abbiamo pubblicato nel febbraio 2013 una sentiment analysis sul primo mese di attività di papa Ratzinger su Twitter. I risultati di quell’indagine hanno riscosso un notevole interesse mediatico: hanno finito però con il sottolineare solo l’aspetto più clamoroso, ma meno edificante, ovvero il numero dei commenti negativi, spesso purtroppo gratuitamente ingiuriosi, in risposta ai tweet del Papa: commenti su argomenti noti e oggetto di controversie diffuse nei confronti della Chiesa, come la questione dei preti pedofili, dei matrimoni gay, le critiche al potere e alla ricchezza del Vaticano. Argomenti molto caldi per comunità di netcitizen – soprattutto di derivazione anglofona – che sappiamo essere già predisposti per natura alla critica in nome della libertà di espressione e di una presunta trasparenza della Rete.

Come osserva acutamente Brandon Vogt (blogger e autore del libro The Church and New Media), la cosa che colpisce di più è il paradosso dell’irrilevanza: il mondo che considera la Chiesa irrilevante poi finisce con il rivolgere sempre la sua attenzione alla Chiesa.

Tuttavia questa era solo la metà dei risultati di quell’analisi. L’altra metà dei tweet a commento del Pontefice erano positivi e comprendevano retweet e citazioni papali, preghiere, ringraziamenti e auguri. Il risultato effettivo dell’analisi era quello di un bilancio che chiudeva però “in pareggio”, un sentiment neutrale sul Papa che in termini puramente analitici finiva sostanzialmente con il vanificare un’attività e una presenza influente del Pontefice in Rete, soprattutto se rapportate a quelle di altre autorità religiose come il Dalai Lama che godeva di indici di sentiment positivo molto alti (i risultati di allora davano
un 87% di @DalaiLama in rapporto al 52% di @Pontifex).

Il che apriva riflessioni profonde sul senso e le modalità della presenza del Pontefice su Twitter. 

A un anno di distanza dall’arrivo di papa Francesco al soglio pontificio, bisogna dire che la situazione è radicalmente cambiata e i dati sulla presenza del Pontefice in Rete forniscono una risposta ben più convincente. La popolarità e lo spirito di rinnovamento della Chiesa introdotti da Papa Francesco si sono riflessi nell’ecosistema di Rete con un impatto immediato fin dalla sua elezione, che è stato il secondo evento più importante di tutti i tempi sui social media secondo solo alla rielezione di Obama: i tweet inviati nel primo minuto a seguito dell’Habemus Papam sono stati 132.000, il messaggio «Habemus Papam Franciscum» pubblicato sull’account @Pontifex mezz’ora dopo aveva 80.000 retweets, in serata circa 7 milioni
di tweet parlavano del nuovo Papa (maggiori dettagli li trovate sull’infografica uscita su Popoli nell’aprile 2013).

Ma in termini qualitativi, come abbiamo evidenziato sempre su Popoli lo scorso dicembre, Papa Bergoglio in un solo anno è diventato il leader mondiale più influente su Twitter, con un margine molto ampio su personalità che esercitano una forte influenza sul social network rispettivamente da 6 e da 3 anni, che sono Obama e il Dalai Lama.

Come evidenzia l’analisi La rete ama Papa Francesco, realizzata da 3rdPlace per conto di Aleteia, l’attuale Pontefice è, infatti, il personaggio con il maggior volume di ricerche mensili su Google (1.737.300), il più menzionato (49 milioni di menzioni), ma soprattutto il più ritwittato con un’incredibile media di 22.000 retweet per post.

Ci vorrebbe un’ulteriore analisi specifica per capire quali sono i fattori del grande consenso che ottiene l’attuale @Pontifex nella dimensione sociale della Rete.

Tuttavia, empiricamente potremmo dire che ci sono comunque qualità e comportamenti di Papa Francesco che rispondono in linea generale alle aspettative del popolo di Internet. In primo luogo la sua libertà. Papa Bergoglio è un uomo libero e libero di agire e lo è veramente, come persona, prima ancora che come Pontefice. Ci ha abituato fin dall’inizio ai suoi «fuori programma», esce dagli schemi canonici e li riporta a umanità e quotidianità. Questo atteggiamento understatement piace allo «spett-attore» della Rete, perché viene percepito come segno di cambiamento, rinnovamento, un mettersi alla pari, un aprirsi al confronto orizzontale, soprattutto se congiunto alla spontaneità dialogica di questo Papa.

Ma questa è una libertà che gli deriva dalla centralità della sua profonda «amicizia» con Gesù Cristo: Papa Francesco, tanto nella vita reale, quanto in quella virtuale (ammesso che vadano distinte) è «là dove gli uomini si incontrano» e incarna con semplicità e in profondità le problematiche della persona, che traduce sempre in speranza evangelica, anche nei suoi tweet.

E sempre con gioia e coraggio.

Perché «un cristiano non può mai essere triste» – come ha affermato Bergoglio fin dall’inizio del suo pontificato – dal momento che «la nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere
che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili».

Questa consapevolezza che tra Papa Francesco 12e la comunità di Twitter si sia instaurato ormai un dialogo profondo e diretto viene confermata non solo dall’escalation dei retweet che seguono sempre ai suoi post, ma anche dai commenti, spesso coerenti e in linea dialogica con il messaggio del Papa.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Pinterest
  • Add to favorites
  • StumbleUpon
  • Delicious
  • Google Reader
  • Email
  • RSS
Socialize
Fatal error: Uncaught Exception: 12: REST API is deprecated for versions v2.1 and higher (12) thrown in /bloogo/wp-content/plugins/seo-facebook-comments/facebook/base_facebook.php on line 1273