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Articoli January, 6th 2012 by oogo

Perché l'editoria digitale deve costare di più?

Perché un magazine digitale deve costare di più di molte altre app nel mobile marketplace? Il problema non sono i costi di produzione. Al contrario il magazine digitale eredita in buona parte i contenuti dell’edizione stampata e non c’è molta redazione in più, né costi di produzione.

Gli e-books sono addirittura la copia digitale dell’edizione di cartacea: la loro produzione può essere tranquillamente automatizzata e non richiede grossi investimenti di integrazione, sviluppo, pubblicazione, distribuzione. Tuttavia se vogliamo acquistare l’e-book del nostro autore preferito sull’AppStore o sull’Android Market scopriremo che viene messo in commercio paradossalmente allo stesso prezzo di quello cartaceo. Qualcuno potrà affermare che l’editoria digitale deve supportare anche i costi di sviluppo e integrazione dei contenuti multimediali e oggi, in effetti, esistono magazine che in effetti sfruttano di più la piattaforma digitale, come Wired, The Daily ecc. In questi casi è comprensibile che una rivista possa costare qualcosa in più di quella cartacea, considerando il lavoro di sviluppo multimediale e interattivo che ci sta dietro. Quello che è incomprensibile è che arrivi a costare il quadruplo di quella stampata se l’acquisti stand-alone e un sesto se, invece, l’acquisti con l’abbonamento annuale.

Tutto quadra nelle tasche dell’editore, ma non in quelle del lettore finale che, alla fine, finisce giustamente con il penalizzare l’editoria anche sul mercato digitale che invece che crescere, in controtendenza con le vendite delle altre applicazioni mobili, va invece sempre più a calare.

È ovvio che per il lettore digitale, sempre più avvezzo all’uso di app a basso costo in grado di stupirlo di giorno in giorno con l’adeguato valore aggiunto di innovazione che ben si confà al suo nuovo dispositivo tecnologico, diventerà sempre meno concepibile e sempre più noioso sfogliare una rivista sullo smartphone o sul tablet alla stessa maniera con cui lo fa con l’edizione cartacea.

Così come diventerà inconcepibile per lui dover acquistare l’informazione del Corriere.it o di qualsiasi altro quotidiano su mobile, quando questa gli viene fornita gratuitamente da Internet. Così come gli risulterà incredibilmente sempre più noioso, alla fine, anche dover sopportare pubblicità intrusive soprattutto su un dispositivo dove pretende di gestire personalmente le scelte di contenuto.

La verità è che se dobbiamo pagare un’edizione digitale vestita dei paradigmi di quella cartacea molto di più di un artefatto appositamente concepito per il digitale, è solo perché l’editoria non sa evolversi e rimane ancorata a vecchi schemi di distribuzione dell’informazione e della pubblicità. Gli editori hanno pensato che un nuovo device elettronico come l’iPad e un nuovo sistema distributivo come l’AppStore, semplicemente perché nuovi, potessero risolvere la crisi di vendite dell’editoria cartacea.

Forse, invece, è proprio il prodotto editoriale così com’è pensato oggi, nell’era delle reti, che non piace più ai lettori e gli editori, invece che alzare il prezzo all’utenza, dovrebbero orientarsi piuttosto a logiche di micropayment e offerta freemium delle proprie pubblicazioni innovando, dall’altra parte, i format della comunicazione pubblicitaria sui device digitali.

Ma ciò che veramente conta è soprattutto cominciare finalmente pensare a un nuovo modello di editoria. Un modello più vicino ad app di successo come Flipboard, Iconist, Our Choice che non a magazine semplicemente sfogliabili… Come dice un video famosissimo su YouTube, una rivista è un iPad che non funziona: questi sono i futuri lettori!

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