ArticoliRivisti August, 2nd 2009 by oogo

Milano come Itaca

Ancora pochi giorni e i milanesi saranno tutti in viaggio, lasciandosi alle spalle la loro città, scrollandosi per un po’ di dosso il torpore e il ricordo di una metropoli afosa abbandonata a sè stessa. Penso al senso del viaggio. Itaca è il senso del viaggio di Ulisse, un luogo dove è possible essere re e contadini allo stesso tempo, dove chi parte non è dimenticato. Ma è anche la terra della prevaricazione, dell’appropiazione indebita delle risorse di tutti, luogo dello scempio impunito delle leggi. Ma è, ancora, terra di chi spera, di chi aspira a una società diversa, di chi è consapevole del proprio ruolo civile.
Milano come Itaca, terra da raggiungere, ma violata, occupata da pretendenti indegni dove il gioco del comando disprezza il senso civico, la consapevolezza della propria missione civica, la tensione ideologica dello sviluppo sociale e culturale della comunità civile dei cittadini.
Milano-Itaca, alla fine, è un non-luogo, dove la consapevolezza di appartenere a una comunità civile si è interrotta nel momento in cui si è infranta l’intima parentela della città con la politica, dove la rappresentanza democratica, dilatata e aggrovigliata nel dedalo di ostacoli eretti da una città complicata, non esercita più un controllo sui poteri che definiscono i criteri e le logiche dello sviluppo, ma subisce le imposizioni di un sistema politico che privilegia l’interdizione e la proprietà al confronto programmatico, il fabbisogno clientelare alla lettura critica dei bisogni e diritti dei cittadini. Questo intreccio tra “affarismo” milanese e i cardini del potere si traduce in un non-luogo, una non-progettualità: I progetti in atto non rispondono ad alcuna idea di città, che equivale a dire società. Milano-Itaca è un non-luogo, dove si è diffuso un senso di solitudine, frutto di una situazione economica e sociale che non crea la base di uno sviluppo della città in cui tutti possano essere coscienti della propria cittadinanza. Città senz’anima, in cui i veri problemi vengono nascosti dietro l’apparenza. Milano è ancora (forse per poco) capitale della moda e non è più capitale europea: non ha saputo reggere il confronto con l’economia globale. Alla precedente logica del profitto, con la crisi dell’economia manifetturiera e industriale e la crescita del terziario, si è sostituita oggi la logica della rendita: questo significa nessun investimento in ricerca e innovazione e conseguente caduta della competitività sul mercato globale. Questo perchè non solo è diminuita la quantità del lavoro, ma anche la qualità a scapito di un degrado dello spessore culturale e tecnologico dell’economia milanese.
E’ capitale della moda, dicevamo, ultimo avamposto laccato di una bellezza ormai perduta, perchè è soprattutto la capitale delle morti causate da tumore, degli incidenti stradali, dell’abbandono e dell’emarginazione nelle periferie, del traffico, dello stress, del consumo di psicofarmaci. Quale idea di città, quali progettualità di sviluppo sociale possono nascondersi dietro tutto questo? Quale sviluppo e progresso ha generato finora questo connubio di affarismo e organi di potere, che si nasconde dietro l’emblema liberista non per risolvere i problemi, ma per epurarli o insabbiarli dietro abili persuasioni mediatiche o ideologismi presi a prestito?
Mai come oggi Milano ha bisogno di nuove progettualità che prevedano la partecipazione attiva della popolazione alla politica di sviluppo della città, nuovi soggetti coalizzati che siano disponibili a offrire un’alternanza di soluzioni nel sistema politico: associazioni di quartiere, associazioni professionali, gruppi giovanili che, lontano dalle demagogie e dalle mitologie possano sguainare dalle loro faretre le frecce di una nuova riflessione sulla “città possibile”, luogo fertile di vitalità culturale, di sensibilità civica e di amore per questa Itaca ritrovata, così che “se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso, fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso, già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare”.

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