ArticoliRivisti May, 17th 2012 by oogo

La solidarietà è un gioco!

Kapir Atiira è un piccolo villaggio del distretto di Ngora in Uganda. Quasi la metà della sua popolazione è costituita da bambini di età inferiore ai quindici anni, anche perché dopo i quindici anni lì si diventa immediatamente grandi se la qualità della vita te ne consente al massimo cinquanta. Lì le persone devono affrontare ogni giorno molte difficoltà, prime fra tutte il fatto che un terzo della popolazione ha contratto il virus dell’HIV/AIDS e quasi la metà viene colpito dalla malaria. Kapir Atiira non ha una clinica, la clinica più vicina è a Soroti, a 20 km dal villaggio. Ma poi ci sono le incursioni dei villaggi limitrofi, un clima instabile, la siccità, le inondazioni del fiume Awoja e soprattutto la memoria di un terribile evento: il saccheggio subito ai tempi della guerra dalla Lord Resistance Army che ha tolto al villaggio il loro bene più prezioso e la loro fonte di sostentamento, il bestiame. Nonostante tutto questo, fino ad oggi, Kapir Atiira non ha mai ricevuto alcun aiuto da nessuna organizzazione o Governo, compreso quello dell’Uganda.

I bambini a Kapir Atiira giocano come gli altri bambini del mondo, ma smettono di giocare presto. A quindici anni una “donna” diventa già madre e il suo bambino dopo soli dieci anni probabilmente ha già finito di studiare. Solo cinquantacinque bambini di Kapiir Atiira finora hanno potuto continuare gli studi frequentando la scuola di un villaggio vicino, che dista 3 km a piedi dal loro.

Uno solo di loro ha raggiunto la laurea, negli Stati Uniti, presso l’Università della Florida. Il suo nome è Biko Evarist. Dopo la laurea è tornato in Uganda per attivare dei progetti di solidarietà per il suo paese e nel 2010 è stato rintracciato da due suoi vecchi compagni di corso: Joey Sasvari e Cameron McMillan.

Sì perché al corso di Social Entrepreneurship, la prof. Kristin Joos ha sensibilizzato i tre ragazzi sull’importanza di integrare il profitto con la solidarietà. E quale rete sociale di contatti migliore ed estesa se non quella di Internet per lanciare un nuovo modello di business solidale?

In particolare, Sasvari notò che i giochi di Facebook e dell’iPhone rendevano possibile la vendita e l’acquisto di prodotti intangibili. Ispirato dal realizzare “qualcosa di più grande di noi” propose all’amico McMillan l’idea di creare un game ispirato al classico Tamagotchi, ma esteso su dimensione sociale, ma alla fine i due amici decisero assieme di creare un gioco comunitario di ruolo, sullo stile per intendersi del famosissimo Farmville. È in questo momento che i due contattano Biko e dopo un viaggio a Kapir Atiira decidono che il loro gioco aiuterà il villaggio a rinascere e diventare auto-sostenibile.

Per questo creano una seconda Kapir Atiira, questa volta digitale, uno specchio del villaggio reale, ma rappresentata all’interno di un gioco sociale di ruolo, un’app per iPhone. Il nome del gioco è il risultato naturale della sua missione: “Raise The Village”. Tutti i giocatori – e “abitanti” del villaggio – “vincono” quando una scuola, dei pozzi d’acqua, un programma agricolo, una clinica vengono realizzati e finalmente il villaggio può garantire e sostenere autonomamente la vita dei suoi abitanti. L’app si può scaricare gratuitamente dall’AppStore, ma gli utenti per giocare devono acquistare dei crediti convertendo così quelle che sono delle effettive donazioni nella valuta del gioco che servirà poi per portare a termine la missione di Kapir Atiira, sia nel mondo virtuale che in quello reale. L’operazione studiata da Sasvari e McMillan prevede anche che l’intera esperienza sia sostenibile, come si può vedere dai video presenti in rete: invece di trasformare il villaggio in un caso di carità, gli abitanti diventano parte del processo, con delle responsabilità, come per esempio il monitoraggio delle spedizioni.

“Raise The Village”, giunto oggi alla seconda edizione, gode di più di mille download al giorno ed è solo il primo progetto della New Charity Era, una azienda L3C (low-profit limited liability company) fondata dai creatori dell’applicazione.

I bambini a Kapir Atiira, intanto, continuano a giocare, ma questa volta giocano con loro anche molti altri bambini nel mondo.

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