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Articoli January, 11th 2010 by oogo

La privacy secondo Zuckerberg

L’altro ieri, in un’intervista di sei minuti con Michael Arrington (TechCrunch.com) Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, ha detto che se dovesse tornare indietro e rifare Facebook, cambierebbe le regole della privacy, rendendo fin da subito le informazioni sugli iscritti pubbliche e non private, come è stato fino a quando la società non ha deciso di cambiare le regole nel dicembre dell’anno scorso, quando hanno chiesto ai loro 350 milioni di utenti di rendere i loro messaggi e i contenuti condivisi visibili a tutto il mondo.

Se da un lato la nuova scelta di Facebook nella gestione della privacy è stata motivata come un strategia più flessibile e rafforzata di tutela dei propri dati personali, dall’altro il nuovo sistema ha fatto sì che il nome dell’utente, la sua immagine, il sesso, la residenza, le reti, la lista degli amici e tutte le pagine a cui risulta collegato, diventassero improvvisamente visibili a tutti per scelta predefinita, pubbliche sulla rete e quindi rintracciabili anche dai motori di ricerca.

La convinzione che la pubblicazione dei dati personali degli utenti debba essere la nuova prospettiva di Facebook, sembra essere proprio il chiodo fisso del suo fondatore. Nell’intervista ad Arrington, Zuckerberg spende pochissimo tempo nel trattare la questione e i dettagli dell’attuale discussa privacy policy e si dedica quasi esclusivamente a tracciare una sua lettura personale sulla gestione futura della privacy nel web che merita un attento esame.

“Negli ultimi 5 o 6 anni” sostiene Zuckerberg “il blogging è decollato in maniera impressionante e così anche tutti gli altri servizi dove le persone condividono le loro informazioni. La gente si sente oggi molto più tranquilla non solo a condividere di più le proprie informazioni, ma anche più apertamente e con più persone. Questa è una tendenza sociale che si è evoluta nel tempo e il nostro ruolo all’interno del sistema è quello di innovarci e adattarci a quelle che sono le nuove tendenze sociali. Molte società, nel momento in cui hanno deciso di cambiare le regole sulla privacy, sono rimaste intrappolate dalle convenzioni e da tutte le regole che avevano costruito prima. Cambiare la privacy policy per 350 milioni di utenti non è il tipo di cose che vorrebbe fare un’impresa, ma noi consideriamo che la cosa più importante è sempre quella di mantenere una visione nuova, da principianti, su ciò che dovremmo fare se fossimo adesso una starting company, e abbiamo deciso che questa era la nuova tendenza sociale e ci siamo mossi in quella direzione”

La visione di Zuckerberg pecca certamente di arroganza nel sostenere che 350 milioni di utenti Facebook in questo momento sono praticamente pronti ad andare nella sua direzione per ciò che riguarda il trattamento dei loro dati personali. Ma è ancor più arrogante pensare che questa scelta sia dettata da una sorta di destino sociale, una naturale deriva degli utenti verso la rinuncia a ogni diritto di riservatezza, secondo il fondatore di Facebook, già comunemente accettata da tutti. Evidentemente gli è sfuggito qualche cosa, se da un mese a questa parte le proteste della blogosfera si stanno scagliando proprio contro la sua nuova politica sulla privacy. E non è la prima volta che il giovane fondatore di Facebook incappa in scelte un po’ troppo poco condivise dalle “tendenze sociali” dei suoi utenti.

La privacy non è certo un animale in estinzione: al contrario è una nuova realtà, un valore in crescita nelle nuove generazioni che rispetta libertà e dignità individuali molto più di quanto non lo abbiano fatto le generazioni passate.

La ricerca di Save the Children e Adiconsum presentata a Roma lo scorso anno su Servizi web 2.0 e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ha tracciato una fisionomia dei giovani cybernauti completamente diversa, pienamente consapevole dei rischi di Internet e della tutela della loro identità nella Rete, più di quanto i loro genitori non possano realmente comprendere. Il 64,4% di loro, nello specifico, chiede alle società che gestiscono i social network ed altre piattaforme partecipative del web di non rendere obbligatorie troppe informazioni personali e filtri più sicuri per non essere rintracciati in Rete dagli sconosciuti. Le tendenze sociali in tema di privacy, quindi, non sembrano collocarsi esattamente nella prospettiva di Zuckerberg. Che sia troppo avanti o si sia solo montato un po’ la testa?

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