ArticoliRivisti September, 27th 2007 by oogo

La politica del Web

Gli effetti del V-Day sono stati una sequela di accese critiche a favore o contro il comico genovese e le sue “sparate” e in molti dei sani vecchia media generalisti tradizionali si sono prodigati vestiti di novità attraverso i loro blog a insegnarci “cosa” o “cosa non è il web” e se l’uso che ne fa Grillo sia adeguato ai loro schemi mentali in merito o meno.

Quello che non muta è però il metro cognitivo attraverso il quale giudichiamo il web e operiamo attraverso il web.
Parlando proprio a proposito del blog di Beppe Grillo, Nicola Bruno sulBlog di Panorama ritraduce efficacemente questa sorta di ri-mediazione in atto:

“…il fenomeno Grillo fa storia a sé. E non perché si tratti di qualcosa di innovativo e rivoluzionario, come lo stesso Grillo vuol fare intendere. Semmai è vero proprio il contrario: dietro la facciata scintillante di Internet, troviamo una miscela esplosiva di modalità interattive vecchie e nuove, al tempo stesso aperte e chiuse. Non è comunicazione di massa, ma neanche questo gran salto verso il futuro. […] Piuttosto, la costruzione di un brand eccezionale, dove la pur giusta indignazione e denuncia sociale convive con le logiche dello star-system e del marketing più aggressivo: libri e dvd da comprare online, il magazine personale, spot, inni e finanche un logo per le liste civiche”

Certo, l’incongruenza salta agli occhi, mentre leggiamo queste righe, circondate sul blog di Panorama da una nutrita serie di banner e offerte commerciali. In questo il nuovo blog di Panorama non è certo diverso dal “brand ben costruito” di Grillo né meno connivente con le logiche dello star-system. Ma non lo sono nemmeno il blog de l’Espresso o i blog offerti sulla rete da altri organi di informazione generalista. Anzi, verrebbe da chiedersi sostanzialmente in che misura questi ultimi differiscono – dal punto di vista del linguaggio – dai rispettivi portali tradizionali di notizie online salvo l’aggiunta in calce ad ogni articolo di un timido link alla partecipazione personale del lettore (”Che ne pensi?”) o qualche sondaggio. Il problema di fondo è che si vuole far calzare il modello della comunicazione sul web (molti-a-molti) il modello informativo che risponde alle logiche dei mass media (uno-a-molti).
E’ un problema di riorganizzazione mentale: si tratta di entrare nella logica che colui che fino a oggi abbiamo considerato un lettore sta diventando l’attore principale del processo informativo, il responsabile del proprio palinsesto cognitivo, il regista e l’organizzatore dei contenuti di cui fruisce, in pratica: un “produttore” di informazione oltre che un “consumatore”.

A titolo esemplificativo, ricordo che durante una lezione all’Università di Padova, Davide Casaleggio, che fa parte di Casaleggio Associati – la società che gestisce per conto di Grillo i contenuti del suo blog – chiamato a presentare proprio un case study sul sito web del comico, sottolineò con una punta di orgoglio la media di seimila commenti al giorno che arrivavano e venivano pubblicati sul blog, allorchè uno studente alzò immediatamente la mano e chiese come fosse possibile gestire una quantità così enorme di commenti senza che buona parte di questi rischiassero di diventare rumore di fondo, overload informativo e quindi sostanzialmente spam sulla rete. Una risposta esauriente non ci fu e lo studente si rimise a sedere poco convinto. L’orgoglio del relatore, in realtà, tradì la realtà sostanziale del problema, dal momento che la logica del web non risponde più ai criteri quantitativi delle emittenti generaliste sempre tese a promuovere un’azione di massa, bensì a promuovere l’azione ristretta del singolo. Ma l’azione ristretta è una rivoluzione antropologica di lungo corso, oggi difficile da accettare consapevolmente perchè si oppone alla pretesa di pochi di rappresentare una globalità. Il valore dell’azione ristretta sta nel fatto che “parla a tutti perchè non pretende di parlare di tutti” (Miguel Benasayag, Contro il niente, Feltrinelli, Milano, 2005).
Il web è luogo di esperienza e abilità, dove vengono ridefiniti volta per volta i linguaggi e gli equilibri secondo principi di associazione che rispecchiano più le logiche dei sistemi auto-organizzanti (dal basso verso l’alto) che non quelle gerarchiche (dall’alto verso il basso).
Una logica di sciame, per così dire, alla maniera delle colonie di insetti, in cui le scelte operative e sociali del singolo non fanno riferimento a una direttiva che viene dall’alto, ma alla situazione contingente: pensa e agisce localmente, ma l’azione collettiva produce comportamento globale.
Una forma straordinaria di organizzazione distribuita è rappresentata dai movimenti di protesta cosiddetti no-global: piccoli gruppi indipendenti generatisi sulla base di affinità di pensiero in merito a cause specifiche – antinucleare, ambiente, problemi del lavoro – che si radunano di tanto in tanto, per così dire, in gran consiglio e ogni gruppo elegge un proprio membro a rappresentanza dei suoi interessi. Non esiste un capo assoluto.
Non è un caso che l’immagine che ci è stata restituita dalle proteste di questi movimenti non è la stessa che ci ha restituito il V-Day o altre tradizionali proteste di piazza. Non c’è un protagonista che declama dal palco e una folla uniforme protesa e osannante, ma tanti gruppi eterogenei che si esprimono individualmente anche secondo modalità creative diverse: sit-in, performance artistiche, travestimenti… .
Secondo Naomi Klein il movimento No-Global

“è un modello di attivismo che rispecchia i percorsi organici, decentralizzati ed interconnessi di Internet: Internet è diventata un soggetto vivente […] le tecnologie della comunicazione stanno plasmando il movimento nella sua stessa immagine e ragnatela. […] I gruppi rimangono autonomi ma il loro coordinamento internazionale è agile e per i loro bersagli spesso ciò è devastante […] Una volta nel circuito, nessuno deve rinunciare alla propria individualità in favore di una struttura più ampia: come con tutte le cose on-line, siamo liberi di entrare ed uscire, prendere quello che vogliamo e cancellare quel che non ci interessa, al pari di Internet le reti sia di organizzazioni non governative che di reti di affinità sono sistemi espandibili all’infinito” (Naomi Klein, Recinti e finestre,Baldini e Castoldi)

Tuttavia, questa forma di intelligenza collettiva può originarsi solo sulla base di pochi, basilari principi comuni istituiti dagli stessi gruppi. I movimenti antiglobalizzazione hanno appena cominciato a istituire delle regole per far dialogare le proprie cellule e nel web le piattaforme sociali cominciano a costituirsi attorno a regole condivise di comportamento e partecipazione.

In conclusione, l’accentramento che Grillo opera attraverso il suo blog attorno al culto della propria personalità, ponendo sotto un unico emblema le proprie cellule, i Meetup, e richiamandole all’azione istituendo un bollino di garanzia, pone sostanzialmente Grillo al di fuori delle logiche auto-organizzanti del web e lo restituisce, in buona parte, a quelle verticistiche della comunicazione di massa. E questo anche se usa Internet, di cui si ritiene un valido promotore, perchè non è solo una questione di tecnologie da utilizzare, ma anche di modelli mentali.
E lo stesso potremmo dire dei blog, come quello di Panorama, citati all’inizio: è necessario che chi vuol fare informazione diventi promotore di una costante rielaborazione e selezione delle risorse culturali, il garante della validità e rilevanza delle informazioni, l’artefice di nuove forme di distribuzione e gestione della conoscenza, di nuove pratiche comunicative e nuovi linguaggi che facciano della cultura uno spazio di elaborazione del sapere collettivo e non una mera trasmissione verticale, assoluta e lineare dell’ informazione. In parole povere, non si tratta più di fornire informazione, ma di offrire strumenti agli utenti affinchè se la possano costruire da soli. Il resto è pensiero collettivo.

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