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Rivisti December, 7th 2006 by oogo

Il VIP viene ucciso e poi risorge!

La folla lo attende all’uscita del Caffé Pedrocchi. Sono circa 650 persone, soprattutto ragazzi. A Padova gira voce da un paio di mesi che la sera del 6 dicembre farà la sua apparizione un VIP, ma nessuno sa di chi si tratta. Eppure tutti aspettano. Lui esce dal locale, molti cominciano a urlare «È lui! È lui!», qualcuno gli chiede di fare una foto, poi un uomo gli si avvicina con un fucile. E lo colpisce a morte. Tra la folla c’è il panico, ma sono pochi secondi. Un suono di tromba segnala la resurrezione: la vittima si rialza, in strada si solleva il grido “Santo subito!” ed è tutto finito. Ma soprattutto, è tutto finto. Il VIP non è un VIP. L’omicidio è una messinscena. Dietro la folla, alcuni ragazzi dell’Università di Padova se la ridono. Il loro esperimento di VIP Mob, come lo definiscono, è stato un successo: volevano creare un VIP artificiale, osannato da una folla artificiale, e ci sono riusciti. Tutto per “vedere l’effetto che fa”.

«Il Flash Mob – spiega Francesco Candian, studente di Scienze della Comunicazione a Padova e co-organizzatore dell’evento – è una mobilitazione di massa che tende a turbare la quiete pubblica per pochi minuti al puro scopo di divertimento». Un assembramento di centinaia di persone che applaudono per pochi secondi, invadono pacificamente un centro commerciale o attraversano un incrocio, per poi dileguarsi all’istante. Così, senza motivo. Ma quello dei ragazzi dell’Università di Padova, guidati dal professor Ugo Guidolin, non è stato un normale Flash Mob, quanto un piccolo esperimento mediatico.

Il primo VIP Mob italiano
«Lo scopo che ci ha portato a creare quest’azione – prosegue Candian – è il tentativo di capire come si può creare un VIP. Mi spiego: siamo tempestati da VIP in TV che lasciano il tempo che trovano, fanno l’ultimo reality che va di moda, ci tartassano per le discoteche e poi scompaiono con la velocità di un cubetto di ghiaccio al sole. Noi abbiamo tentato di creare un VIP dal nulla, una persona famosa di passaggio a Padova. Ciò servirà a difendere la nostra idea che il VIP non è tale per le sue capacità, ma per un contesto mediatico che gravita attorno a lui».

Il contesto mediatico, per l’appunto. I ragazzi del professor Guidolin hanno lavorato due mesi per creare le premesse del VIP Mob, attirando “compari” e ignari curiosi sul luogo del delitto (nel senso proprio del termine) per capire come funziona il richiamo del VIP. «La prima soluzione è stata quella di distribuire un logo anonimo, disegnato da noi. Abbiamo tappezzato Padova con questo logo. La seconda fase è stata quella di distribuire il logo legato ad un sito Internet. Un sito che annunciava la realizzazione di un Flash Mob con un ospite d’onore. La terza fase è stato il contatto via e-mail: abbiamo creato ovviamente un account nuovo e preso le mailing list di qualche facoltà per un totale di 1.200 contatti».

Poi, il 6 dicembre, è scattata l’azione. I partecipanti, opportunamente istruiti pochi minuti prima, si sono accalcati davanti al Caffé Pedrocchi per inscenare l’isteria. Questo mentre un numero crescente di passanti, all’oscuro della messinscena, tentava di capire cosa stesse succedendo. Un’operazione immortalata da 4 telecamere e da 2 fotografi. Un bilancio dell’esperimento? Positivo su tutta la linea. Una folla di curiosi, una radio locale allertata, il direttore del Caffè Pedrocchi che si scusa con i cameramen, che dovevano essere lì per altri motivi, per il caos creato dal VIP in piazza. «La gente si è divertita da morire – spiega Candian – noi ancor di più. Abbiamo visto che con mezzi poveri e gratuiti possiamo creare tranquillamente un fenomeno mediatico di massa, in questo caso un VIP. Confermata la nostra teoria? Direi proprio di sì».

Articolo originale qui: www.lastampa.it

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