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Rumori digitali November, 2nd 2008 by oogo

Tremonti attaccato da Onda Anomala

Da ieri sul sito ufficiale del Ministro dell’Economia e delle Finanze on. Giulio Tremonti, ad aspettarvi c’è un messaggio, firmato da Onda Anomala, che dice “Se ci bloccano il futuro, noi blocchiamo i loro siti”. In pratica il dominio del sito web del Ministro è stato attaccato da alcuni pirati online che sostengono ovviamente la protesta studentesca. Bisogna dire che la logica espressa dal messaggio non è delle più stringenti e l’azione si risolve più in una monelleria che in una reale minaccia politica. Rimane, tuttavia nel suo piccolo, un atto di insubordinazione siglato da un movimento di studenti che finora ha dimostrato, al contrario, il valore pacifico di una protesta orientata al confronto.

Noi ci facciamo una risata e certo l’onorevole dei tagli non avrà subito un grave ammanco, ma gli viene servita su un piatto d’argento un ulteriore occasione per poter strumentalizzare mediaticamente l’evento al fine di dimostrare che gli studenti rimangono dei facinorosi, anche in Rete. La censura non dev’essere l’arma della protesta, perchè altrimenti si finisce con l’essere ottusi e autoritari come la classe politica a cui la protesta è rivolta. Al contrario, la forza di questa protesta studentesca è il contradditorio aperto, che i nostri governanti non riuscirebbero a sostenere se si aprissero al dialogo ed è il motivo per cui non vogliono ascoltare. Quindi, piuttosto che distruggere i loro siti web, attacchiamo i loro blog con le nostre opinioni, le nostre idee, bombardiamoli di e-mail, aggrediamo il loro consenso all’interno dei loro stessi spazi web, obblighiamoli ad ascoltarci, ma non abbassiamoci all’insubordinazione e, di conseguenza, al loro livello!

Al contrario, a questi giovani studenti che da anni non si vedevano così attivi nelle piazze, da docente completamente solidale con loro, mi piacerebbe dare un consiglio in vista di consolidare la loro azione politica nel tempo: fare opposizione non significa essere contro il potere, ma vuol dire non desiderarlo. Questo significa scostare lo sguardo dal vertice per rivolgerlo alla base. Concretamente significa lasciar perdere i ministeri e orientarsi ai laboratori, perdere di vista il vertice ed espandere la propria azione concretamente sul territorio: non è importante l’obiettivo, ma il percorso. Il che implica anche un cambiamento del modello. Fondare la propria azione politica, a priori, sull’astrazione universale di vicende specifiche e contingenti porta all’inerzia del sistema. Sia da parte di chi piega le norme complessive di una comunità in funzione di interessi particolari, sia da parte di chi riconduce tutte le vicende di una comunità a un modello di interpretazione universale. E’ necessario, invece al contrario, agire dal basso nella costruzione di consenso attraverso processi locali, reticolari e concreti sul territorio per il semplice motivo che i membri di una comunità sono sempre coinvolti localmente e direttamente lì in processi di trasformazione. Lì occorre inserirsi e radicarsi per essere “divenire rivoluzionario”, energia che genera consenso virale non attraverso grandi cambiamenti, ma piccole trasformazioni graduali, condivise e reticolari, con l’impegno di ereditare e partecipare alla costruzione di azione locale che diventi naturalmente prassi sociale. E’ azione che si può generare e deve generarsi attraverso la Rete e gli strumenti che offre, come forza propulsiva dal basso in reazione al sistema verticistico dall’alto. Siamo difronte a un cambiamento cognitivo che va a formare le nuove generazioni e crea sempre di più un divario con le vecchie che oggi gestiscono il potere secondo modelli verticistici e che risultano assolutamente inadeguate a capire la forza propulsiva di un pensiero e un’azione trasversale e reticolare. Lo dimostra l’incapacità dell’Occidente a fronteggiare chi questi sistemi li ha adottati nell’organizzazione di consenso a livello internazionale, come Al-Quaeda o il movimento No-Global (vedi La Politica del Web).
E’ necessario, quindi, fin d’ora lavorare di più anche nell’educare dal basso alla solidarietà e al pensiero critico le nuove generazioni che dall’anno prossimo cominceranno a frequentare la scuola lobotomizzata che il Governo ha preparato per loro.

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