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Articoli October, 23rd 2009 by oogo

Il business dell'N1H1

L’utile netto di Novartis, nel primo trimestre del 2009, aveva subito una contrazione del 14% e si dà il caso che Novartis, con sede in Svizzera, sia uno dei più grossi colossi farmaceutici internazionali che ha acquisito case come Sandoz e Ciba-Geigy. Suoi sono il Voltaren, il Mesulid etc. ed ora anche il discusso e pericoloso Ritalin che non è altro che metilfenidato, una sostanza catalogata dal Ministero della Sanità tra gli stupefacenti assieme a cocaina, eroina, morfina, anfetamine, oppiacei, LSD, mescalina e altro. Il problema è che il Ritalin è un medicinale destinato ai bambini di soli 2/3 anni che soffrono di disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD) che non è nemmeno stato determinato se sia veramente una malattia perchè non esiste una diagnosi basata su riscontri scientifici oggettivi. Questo piscofarmaco crea una forte dipendenza anche da adulti e in US dei bambini sono addirittura morti per infarto e crisi di astinenza. Ora il Ritanil è tornato in commercio anche in Italia!
Ma veniamo al vaccino contro l’influenza suina prodotto da Novartis, dalla quale il Governo Italiano ha acquistato 24 milioni di dosi tutte dalla Novartis per più di 200 milioni di euro, nonostante nel mercato esistessero anche gli altri colossi della farmaceutica: GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis e Astra Zeneca. Quest’ultima, tra l’altro, proprietaria di Medimmune, un’industria farmaceutica su cui grava un bel mistero: è stato trovato nell’ufficio brevetti USA un brevetto per il virus dell’influenza suina richiesto nel 2007 e ricevuto nel 2008. Secondo l’Ufficio controllo della Corte, il contratto con Novartis sarebbe «carente del parere di un organo tecnico in grado di attestare la congruità dei prezzi». Le trattative tra il Governo e Novartis, inoltre, sarebbero cominciate ben prima dell’autorizzazione dell’Ue, ma il contratto prevede che il ministero sia obbligato ad accettare il vaccino anche in assenza di autorizzazione all’immissione in commercio in Italia e che in caso di ritardo nella consegna la Novartis non debba pagare alcuna penale. Il ministero verrebbe rimborsato dalla società per danni causati a terzi solo a causa di difetti di fabbricazione, mentre in tutti gli altri casi a essere rimborsata sarebbe la Novartis. Tuttavia, nel punto 2 del contratto si precisa che senza questo accordo non sarebbe comunque possibile stabilire l’esistenza di questi eventuali «difetti di fabbricazione», precisazione che risulta abbastanza inquietante, perchè alla fine il vaccino non è mai stato testato in maniera idonea.
Il vaccino propinato da Novartis contiene inoltre lo squalene, un’adiuvante che ha il compito di amplificare in maniera esponenziale la reazione dell’organismo al vaccino, con il fine di risparmiare sulle dosi di vaccino. Lo squalene, però, ha causato quella che viene conosciuta negli Stati Uniti come la Sindrome del Golfo e i cui effetti devastanti sono artrite, fibromialgia, linfoadenopatia, eruzioni cutanee, eruzioni cutanee fotosensitive, eruzioni cutanee alle guance, sindrome da fatica cronica, cefalea cronica, perdita anormale di peli, lesioni cutanee inguaribili, stomatite aftose, vertigini, debolezza, perdita di memoria, colpi apoplettici, cambiamenti dell’umore, problemi neuropsichiatrici, effetti negativi sulla tiroide, anemia, elevato indice di eritrosedimentazione, lupus eritematoso sistemico, sclerosi multipla, Sclerosi Laterale Amiotrofica (ALS), fenomeno di Raynaud, sindrome di Sjorgren, diarrea cronica, accessi di sudore notturno e leggera febbre. Nel vaccino contro l’influenza suina (H1N1) la quantità di squalene è di circa 1 milione di volte superiore a quello che aveva provocato la Sindrome del Golfo!
Non a caso il 30% del personale medico in UK e Canada rifiuta di farsi vaccinare, perchè la verità è che questo tam-tam mediatico è finalizzato solo a rimpolpare le casse delle grandi multinazionali farmaceutiche mondiali e a farlo in fretta, al punto da calpestare le ordinarie procedure di test farmacologico, in virtù dell’urgenza dettata da una falsa pandemia costruita a livello mediatico. Si ripete quello che già successe nel 1976, quando le televisioni negli Stati Uniti cominciarono a fare terrorismo mediatico e il Governo di Gerald Ford intervenne per convincere la popolazione a farsi vaccinare contro l’influenza suina. Esattamente: l’influenza suina nel 1976! Meno male che l’Oms ha dichiarato che la comparsa di questo virus non ha avuto precedenti. D’altronde non sapeva nemmeno del brevetto per il virus dell’influenza suina della Medimmune…
Il risultato fu che il vaccino contro l’influenza suina del 1976 finì con il produrre più morti di quanti non ne avesse provocati l’influenza stessa. Alcune centinaia di persone contrassero la sindrome di Guillain-Barrè, una forma di paralisi e molti ventenni finirono in una sedia a rotelle. Tuttavia gli spot televisivi e le politiche del Governo continuarono a spingere gli americani a farsi vaccinare. Al tempo il Capo di Gabinetto del Presidente Ford era Donald Rumsfeld e il Vice-capo era Dick Cheney e non è un caso che nel 2006 il Piano Strategico di Prevenzione dell’Influenza Pandemica varato da Bush prevedesse l’acquisto dell’80% di scorte di Tamiflu, brevettato dalla Gilead Sciences, società farmaceutica il cui Presidente era proprio Donald Rumsfeld! E oggi proprio il Tamiflu, che agisce contro il virus H1N1, fa registrare a Roche un’impennata del +3% dell’utile netto, contro il calo del 29% registrato nello scorso semestre. Insomma, quello dei vaccini influenzali è un grande business da decine e decine di miliardi di dollari per l’industria farmaceutica.
Quanto all’accordo del Governo con Novartis, sarà da capire bene quali siano gli interessi in gioco, visto che il Direttore Generale di Farmindustria, la lobby che riunisce le 200 aziende farmaceutiche più importanti in Italia, è Enrica Giorgetti, vale a dire la moglie di Maurizio Sacconi attuale Ministro del Welfare, dicastero che gestisce proprio la politica di tutela della salute dei cittadini, e se da una parte il decreto anticrisi approvato dal Consiglio dei ministri prevede per la spesa farmaceutica territoriale un taglio di 800 milioni di euro l’anno a partire dal 2010. (D.L. 1 luglio, 2009, n.78 – Art 22 settore sanitario), dall’altra si spendono 200 milioni per acquistare un vaccino contro una pandemia assai dubbia… Bel conflitto di interessi, no?

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