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ArticoliRumori digitali January, 19th 2010 by oogo

Il business dell'N1H1: l'epilogo

Proprio ieri abbiamo appreso che la Novartis Vaccine and Diagnostics, azienda produttrice del vaccino contro l’influenza N1H1, intende licenziare 20 informatori scientifici (su 27) e quattro addetti dell’area commerciale proprio da uno degli stabilimenti dove il famoso vaccino che ha rimesso in grande salute il colosso farmaceutico è stato prodotto, e cioè a Siena. Inutile ricordare – come già, a suo tempo, ampiamente trattato qui ne Il business dell’N1H1 – che le condizioni contrattuali riservate dal Governo alla Novartis proprio sull’acquisto dei vaccini contro l’N1H1 sono state enormemente favorevoli. Non solo Novartis è stata l’unica azienda di riferimento, ma nelle sue casse sono finiti ben 400 milioni da parte dello Stato italiano – e quindi pari alla metà dei tagli sulla spesa farmaceutica previsti dal Governo a partire da quest’anno – per la commessa di 24 milioni di vaccini contro una pandemia molto dubbia, dei quali alla fine ne sono stati impiegati realmente solo un milione.

Oggi il ministro Fazio dice: «ci sono problemi di vaccini in surplus, adesso vedremo come gestirli». Peccato che il contratto capestro stipulato con Novartis non non preveda alcuna clausola di rimborso da parte dell’azienda farmaceutica, se non per eventuali difetti di fabbricazione, salvo precisare poi al punto 2 che senza questo accordo non sarebbe comunque possibile stabilire l’esistenza di questi eventuali «difetti di fabbricazione». Varrebbe a dire: stiamo a vedere ora cosa succede nei prossimi anni al milione di cavie che hanno fatto il vaccino, perché quel vaccino non è stato possibile testarlo in maniera idonea. Per farla breve, oggi lo Stato italiano si deve accollare a spese dei cittadini tutti i rischi dell’operazione , mentre al colosso svizzero sono rimasti tutti i guadagni e benefici.

Bel ringraziamento, dunque, quello di Novartis all’Italia quello di licenziare proprio i dipendenti senesi che si occupavano del vaccino che ha messo in salute i conti dell’azienda. Basta, infatti dare uno sguardo al grafico delle azioni Novartis dal gennaio 2009 al gennaio 2010 per rendersi conto di cosa abbia prodotto per l’industria farmaceutica svizzera il business dell’N1H1. Com’è possibile, quindi,  difronte a questi risultati che la società svizzera si ritenga autorizzata a licenziare perchè le previsioni non sono andate come si aspettavano?

Tanto più che la Novartis, proprio all’inizio di quest’anno, ha chiuso accordi per rilevare la quota di maggioranza di Alcon (77%), leader mondiale nel settore dell’oftalmologia, per 28 miliardi di dollari da Nestlè, operazione ora al vaglio delle autorità che dovrà chiudersi entro la metà dell’anno. Daniel Vassella, numero uno di Novartis, ci ha tenuto a precisare che l’acquisizione non si tradurrà in una riduzione dell’organico. Forse non per la Alcon…

Possiamo dire, alla fine, con amarezza: noi però l’avevamo detto?


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Le azioni Novartis dal gennaio 2009 al gennaio 2010

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