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Rivisti December, 4th 2008 by oogo

Eclettico o Technofan?

C’è poi l’avanguardia tecnologica, quella generazione di utenti della Rete e, soprattutto, degli strumenti digitali che il mercato offre con sempre maggiore varietà che sta conquistando il mercato. «Sono maschi che, paradossalmente, non mitizzano più di tanto la tecnologia», spiega Ugo Guidolin, professore di Teoria e tecniche dei nuovi media all’università di Padova. «La mitizzazione la fanno i loro genitori, o i fratelli maggiori, che hanno visto nascere questo mondo digitale e sono cresciuti insieme ad esso»: sono loro che di fronte all’iPhone perdono magari il senso della misura, lo comprano perché va comprato, perché è l’oggetto del momento, bisogna averlo e basta.

«I giovani dell’avanguardia tecnologica, sono cresciuti già nel mondo tecnologico e hanno un approccio più pragmatico con i nuovi mezzi di comunicazione. Guardano a questi ultimi quasi esclusivamente in termini di usabilità: l’iPhone, per esempio, ha un sacco di magagne, e allora loro lo mettono a confronto con Blackberry e Nokia, cercando di capire quale dei due fa più al caso loro. Anche su Facebook si è recentemente aperto un dibattito tra i fan dell’iPhone e quelli dell’Htc Diamond, ma non tanto sulla nuova idea concettuale di smartphone, quanto piuttosto sulle sue funzionalità specifiche»

Questa generazione dichiara con orgoglio “il mio Sessantotto è stato Internet” e sposa la rivoluzione digitale senza condizionamenti. La Nielsen, nel suo Osservatorio sui consumi, divide i maschi dell’avanguardia tecnologica in due gruppi: gli Eclettici e i Technofan.

«La fascia degli Eclettici», spiega Guidolin, «è composta da utenti con una forte attitudine alle nuove tecnologie e una spiccata propensione al consumo di contenuti culturali e di intrattenimento: usano Internet, naturalmente, ma leggono anche molti libri, comprano dvd e musica, ascoltano i podcast… Questi maschi cercano di ritagliarsi sempre più tempo libero, e lo impiegano on line diminuendo drasticamente il tempo passato davanti alla tv»

L’abbandono della televisione è il segno forse più tangibile del cambio di consumi “culturali” di questi anni: la tv è il mass media per antonomasia, un modello vecchio di comunicazione verticale oggi sostituito dalla comunicazione orizzontale e reticolare di Internet. Anche i Technofan fanno naturalmente parte di questo nuova generazione ipertecnologica, ma il loro utilizzo degli strumenti digitali è orientato a una fruizione “usa e getta” delle nuove tecnologie. Fanno scarso consumo di beni culturali e prediligono un uso puramente strumentale della Rete e delle altre tecnologie digitali (cellulari, dvd, console per videogame), per puro scopo ludico. «In realtà è il Cultural Divide quello che separa questi due gruppi: i primi vivono prevalentemente nei grandi centri, hanno un elevato livello socioeconomico e nella Rete utilizzano strumenti “più cooperativi”, come i social network, Facebook ad esempio. I secondi, invece, fanno un uso più passivo della tecnologia e il loro unico fine è l’intrattenimento, talvolta passivo e autoreferenziale, non finalizzato a partecipare alla condivisione di opinioni o alla cooperazione».
In Italia, superato in buona parte il problema del Digital divide, è proprio il Cultural divide a essere in preoccupante ascesa. Rispetto ai media tradizionali, le nuove tecnologie tendono ad amplificare le differenze in termini di attitudine ai consumi culturali. Il dato che emerge è che i figli degli Eclettici entrano il più delle volte nella fascia dei Technofan: per Nielsen, questo è dovuto all’incapacità dei padri a trasmettere la passione culturale ai figli. Secondo Guidolin, invece, il problema è forse più complesso:

«Il problema va individuato a monte nei nativi digitali che, a differenza dei loro genitori – migranti digitali – nascono con un modello cognitivo predisposto ad apprendere in maniera più orizzontale, multiforme e frammentata, meno organizzata da un punto di vista logico. Questo modello cognitivo è più orientato a generare conoscenza al di fuori di sè stessi tramite la comunicazione, che non all’interno tramite la riflessione»

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