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Articoli April, 24th 2008 by oogo

La cucina intelligente

In un mondo dove tutto cambia e invecchia velocemente, continuare a comprare, accumulare e stipare cose all’interno di ogni più piccolo buco della nostra casa fino a riempirla non ha più senso. Sono oggetti destinati a diventare, prima o poi, immondizia da smantellare e riversare nelle discariche del pianeta per fare spazio in casa. E a quel punto ci vorrebbe un “cestino” come nel desktop del proprio computer che con un semplice clic ricicla quello spazio di memoria occupato da cianfrusaglie digitali per renderlo nuovamente libero e disponibile senza consumi e sprechi di materiale.

Trasformare un mondo di atomi in un mondo di bit è una sfida concettuale più che tecnologica. Le nostre case, per esempio, integrano già una buona dose di tecnologia che si trova disseminata in centinaia di microchip nascosti negli elettrodomestici e nei dispositivi che utilizziamo comunemente, ma il loro uso rimane sempre lo stesso: cosa è mutato sostanzialmente dalle vecchie lavastoviglie con le manopole a quelle di oggi con i pulsanti? Nulla dal punto di vista concettuale, perchè il processo, da 60 anni a questa parte, è sempre lo stesso: dispongo piatti, bicchieri e posate nei cestelli, inserisco il detersivo nel contenitore predisposto, seleziono la temperatura e attivo il processo di lavaggio. Di contro, in questi anni il suo apparato tecnologico si è completamente modificato, passando da una sequenza di comandi meccanici a un microchip che sovraintende a tutto il processo di lavaggio. Tuttavia, non riscontriamo sostanziali benefici da questa rivoluzione tecnologica, soprattutto quando vediamo che la vecchia lavatrice della nonna – arruginita, consunta e meccanica – continua a fare orgogliosamente il suo mestiere da anni al pari di quelle moderne, mentre la nostra bella lavatrice elettronica, dopo sette anni, è già da buttar via. Questo dimostra anche che nessuna nuova tecnologia riesce mai a determinare incondizionatamente la vita dell’uomo, ma il suo impatto culturale dipende anche dall’uso e l’esperienza che ne fa l’uomo e dai modelli concettuali che ci veste sopra in rapporto alle sue necessità. Occorre, pertanto, concentrarsi su questo aspetto prima ancora che su quello tecnologico e prima che il nostro pianeta decida di smantellare noi. Chi in questo momento sta lavorando su un modello concettuale di cucina del futuro, ad esempio, è il celebre Massachusetts Institute of Technology (MIT), dove i ricercatori del Counter Intelligence Project stanno progettando una cucina più sostenibile dove sensori e chip parlano tra di loro e si connettono alla rete, dove il frigorifero non serve e i cibi vengono conservati direttamente dai loro contenitori, dove cucchiai intelligenti trasferiscono informazioni nutrizionali, dove la nostra cara vecchia lavastoviglie elettronica si trasforma in un’incredibile “produttrice di piatti”.

Per capirne qualcosa di più ho intervistato Leonardo Bonanni, italiano di nascita, trasferitosi ancora giovane negli States e oggi ricercatore del Counter Intelligence Project presso il MIT.

Innanzitutto cos’è la counter intelligence o cucina del futuro e da cosa è nata?

La cucina è il primo laboratorio – rimane oggi come sempre uno spazio altamente tecnologico che integra nuove tecnologie dall’acqua calda al microonde. Tutta questa tecnologia ha uno scopo culturale e sociale che può avere un impatto sulla nostra vita quotidiana. Al Media Lab del MIT cerchiamo nuove applicazioni di tecnologie digitali per conto dei nostri sponsor. La Counter Intelligence è il laboratorio del Media Lab dedicato alle attività della cucina. Troviamo spunto dall’integrazione di nuove tecnologie per la cucina che ci possano portare a una vita più sana nonostante lo stress del mondo moderno.

L’aspetto più interessante delle vostre ricerche, a mio giudizio, è in che misura la cucina del futuro si predisporrà a trasformare dinamicamente i suoi spazi e i suoi oggetti in una serie di servizi più adeguati alle esigenze dell’uomo, multifunzionali e riprogrammabili. Ci vuoi spiegare come?

La cucina diventa sempre più complessa e multi-uso, soprattutto con l’integrazione di nuove tecnologie digitali. Prevediamo un futuro dove ogni aspetto dello spazio si può adattare dinamicamente alle esigenze dell’uomo per rendere l’esperienza in cucina più sicura, più ricca e più facile. Un esempio è il nostro progetto che cerca di adattare i banchi della cucina a una famiglia sempre piu’ multi-generazionale per permettere a tutti di stare insieme nello stesso ambiente. La nostra tecnologia permette di misurare la posizione e l’altezza di ogni persona, e quindi alzare o abbassare i banchi, accendere luci e creare delle interfaccie che permettono a ognuno di controllare gli elettrodomestici che l’interessano, a seconda di chi è e dove si trova. In questo modo speriamo di creare uno spazio accessibile ai giovani e agli anziani che incoraggia la collaborazione e lo scambio di cultura che caratterizza la cucina da sempre. La tecnologia in un certo qual modo rimpiazza o ricrea il focolare di un tempo come punto d’incontro.

In che maniera la cucina del futuro potrà aiutarci dal punto di vista della salute, come per esempio regolamentare in maniera più adeguata l’alimentazione alle nostre specifiche esigenze?

La cucina moderna combina già una grande quantità di sensori che gli elettrodomestici come il frigorifero e la lavastoviglie usano per monitorare il loro stato. Al Counter Intelligence ci stiamo chiedendo cosa succederebbe se invece potessimo applicare dei sensori sofisticati al cibo che cuociamo, all’acqua che beviamo e all’aria che respiriamo? Nuovi sensori ci permettono di misurare sempre piu’ precisamente le caratteristiche organolettiche come il sapore e il profumo del cibo. Uno dei nostri progetti è un cucchiaio intelligente che misura la salinità, l’acidità, la temperature e la viscosità del cibo per aiutare nella preparazione dei dolci. Gli attrezzi di cucina ci aiuteranno un giorno a controllare lo zucchero, i grassi, e pure gli allergeni. Non solo potremo mangiare sempre più sano, ma potremo anche cucinare meglio – immaginatevi un forno controllato non dal tempo di cottura ma dal profumo di una torta?

Uno dei problemi più complessi del nostro tempo è l’inquinamento, a partire dalle nostre cucine. Per esempio, l’utilizzo eccessivo di un materiale difficilmente riciclabile come la plastica, frutto anche di un processo chimico di produzione spesso nocivo per la salute e per l’ambiente. In che modo la counter intelligence potrà aiutarci a incidere in maniera più immediata e positiva sull’impatto ambientale?

È vero che nella cucina consumiamo tante cose senza mangiarle – materiali di confezionamento, elettricità, gas, acqua e detergenti per la pulizia, e infine il cibo sprecato. Un nostro progetto è il “dishmaker” – una piccola fabbrica che riesce a produrre piatti, bicchieri e vassoi su misura e solo quando siano necessari. L’aspetto più bello di questo nuovo elettrodomestico è la sua capacità di riciclare tutti questi contenitori per essere eventualmente ri-utilizzati. Possiamo immaginare un ritorno a una vita più semplice, dove produciamo localmente solo quello che ci serve, quando ci serve, senza bisogno della produzione centrale e del trasporto di tante merci. Cerchiamo pure di ridurre il consumo energetico del frigorifero con delle pensiline intelligenti che creano un micro-ambiente interno ideale per ogni cibo. Un esempio è il burro, che può essere conservato a temperatura ambiente tramite un’atmosfera ricca di azoto. Abbiamo anche considerato l’integrazione di sensori al rubinetto per monitorare il consumo dell’acqua e per incoraggiare la conservazione. Finalmente, cerchiamo di evitare lo spreco del cibo con dei contenitori intelligenti che ne controllano la freschezza e ci possono ricordare di mangiarlo prima che vada a male.

Dish Maker

Dish Maker

Molti ambiti di ricerca sulla counter intelligence rappresentano, senza alcuna ombra di dubbio, dei progressi veramente innovativi. Altri ci possono lasciare un po’ allibiti e, forse, impreparati come il “food for thought”. Ci puoi spiegare di cosa si tratta e quale tipo di approccio metodologico applicate quando cominciate a sviluppare una nuova idea in questo campo?

Il “food for thought” sfrutta una conseguenza della cottura – le bruciature – come nuovo mezzo di comunicazione. Usando un laser, siamo capaci di cuocere qualsiasi cibo in una maniera talmente precisa che possiamo anche scrivere e disegnare immagini dettagliate sulla sua superficie, come nella masterizzazione di un CD. Un uso molto simpatico di questa idea è un toaster che stampa ogni mattina una icona diversa sul pane secondo le previsioni del tempo. Nel nostro uso, siamo anche stati capaci di aggiungere immagini artistiche oppure dati nutritivi, eliminando il bisogno di una confezione decorativa. Il nostro approccio metodologico in un certo senso consiste nel comprendere la tecnologia tradizionale della cucina, integrarla con la tecnologia moderna, e arricchirla con l’informazione disponibile a mezzo delle tecnologie numeriche, per soddisfare ai bisogni della famiglia di oggi.

Qual è a tuo giudizio il risultato più innovativo nelle vostre ricerche?

La cucina moderna, per tutta la sua complessità tecnologica, rimane un ambiente freddo e sterile – si sente sempre meno il profumo del cibo, il calore del fuoco, la morbidezza di un banco di legno stondato da migliaia di tagli. I materiali duri come l’acciaio, la ventilazione artificiale e l’isolamento sono stati necessari per arrivare all’efficienza e l’igiene ma hanno creato una cucina intima quanto un laboratorio scientifico. Ci siamo dimenticati che la tecnologia può anche servire per aggiungere sensualità alle attività quotidiane. Il mio progetto preferito è una pensilina ‘vivente’ che fa crescere erbe e legumi automaticamente, aumentando così la qualità del cibo e dell’ambiente interno. Ho anche cercato di sostituire molti dei materiali freddi, rigidi e rumorosi della cucina con materiali sia morbidi che puliti, come il silicone. E stiamo cercando di aggiungere un sensualità a tutti gli aspetti della cucina – da un rubinetto che illumina l’acqua di blu o rosso secondo la sua temperatura, a nuove interfaccie digitali che comunicano tramite profumi dispersi nell’ambiente.

Quando pensi che potremo vedere la cucina del futuro realmente funzionante nelle nostre case?

Alla Counter Intelligence conduciamo soprattutto ricerca di base – applicazioni di tecnologie che potranno avere un impatto sul mercato nei prossimi cinque, dieci, anche venti anni. Lavoriamo insieme a produttori di cucine e di elettrodomestici per identificare le opportunità esistenti e le soluzioni migliori e economicamente accessibili. I primi progetti del nostro laboratorio proponevano l’integrazione di RFID e di ricette digitali nella cucina – idee già integrate in prodotti esistenti. Alcuni aspetti del ‘food for thought’ e del cucchiaio intelligente si trovano già sul mercato. Nuovi materiali e interfaccie appariranno nei prossimi cinque anni, mentre i progetti più ambiziosi come il dishmaker e la pensilina vivente si manifesteranno nei prossimi dieci o quindici anni. La cucina rimarrà lo spazio più tecnologico delle nostre case, e diventerà sempre più importante per definire le nostre relazioni col cibo, la salute, l’ambiente e la famiglia.

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