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		<title>Digital Africa 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 10:37:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le tecnologie abilitano lo sviluppo se sono accessibili, sia geograficamente sia economicamente, e diffuse da imprese con un modello di business adeguato alle condizioni reali. È il caso delle tecnologie mobili e della possibilità di pagare e fruire di servizi finanziari attraverso i cellulari.  Prendiamo il Kenya: vi si contano circa 5 milioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le tecnologie abilitano lo sviluppo se sono accessibili, sia geograficamente sia economicamente, e diffuse da imprese con un modello di business adeguato alle condizioni reali. È il caso delle tecnologie mobili e della possibilità di pagare e fruire di servizi finanziari attraverso i cellulari.  Prendiamo il Kenya: vi si contano circa 5 milioni di conti correnti bancari, ma sono oltre 15 milioni le persone che utilizzano i servizi di pagamento mobile di M-Pesa, più di un terzo della popolazione del Paese. Il modello è semplice: se si dispone di un cellulare e si è clienti Safaricom, è possibile aprire un conto, depositarvi denaro tramite migliaia di punti diffusi in tutto il Paese e cominciare a trasferire denaro su altri cellulari, effettuare pagamenti e acquistare prodotti, il tutto dal proprio dispositivo mobile.</p>
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		<title>L&#8217;evoluzione del crowdfunding</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 10:31:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C’è in internet una nuova forma per trovare risorse, utile per iniziative con fini sociali e di sviluppo, e si chiama crowdfunding. Come dice la parola, si tratta di aggregare dal basso contributi. È come raccogliere fondi per la propria causa facendo il porta a porta, ma ‘bussando’ ai cittadini connessi in rete. 
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			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è in internet una nuova forma per trovare risorse, utile per iniziative con fini sociali e di sviluppo, e si chiama crowdfunding. Come dice la parola, si tratta di aggregare dal basso contributi. È come raccogliere fondi per la propria causa facendo il porta a porta, ma ‘bussando’ ai cittadini connessi in rete. </p>
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		<title>Censura in Internet 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 10:26:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono all&#8217;incirca 60 i paesi che applicano forte restrizioni e censure all&#8217;uso della rete, 10 dei quali Reporters Sans Frontiers ha classificato come i nemici di Internet. Tra questi l&#8217;Arabia Saudita, l&#8217;Iran e la Cina praticano un filtraggio rigoroso che mira a censurare soprattutto i social network e i blog. La Cina in particolare sta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono all&#8217;incirca 60 i paesi che applicano forte restrizioni e censure all&#8217;uso della rete, 10 dei quali Reporters Sans Frontiers ha classificato come i nemici di Internet. Tra questi l&#8217;Arabia Saudita, l&#8217;Iran e la Cina praticano un filtraggio rigoroso che mira a censurare soprattutto i social network e i blog. La Cina in particolare sta rinforzando la grande muraglia elettronica, come viene chiamato il sistema di controllo in rete cinese, e prendendo misure sempre più restrittive per arginare l&#8217;anonimato sia sulla rete fissa che su quella mobile. I funzionari del partito comunista cinese, da quest&#8217;anno sono dotati del RedPad, un tablet Android dotato di una serie di funzioni e accessi speciali che permettono di tracciare e censurare post, commenti, e sottoscrizioni sul web. Uzbekistan, Siria e Vietnam hanno incrementato la censura in Rete per soffocare gli echi delle rivoluzioni che agitano il mondo arabo.</p>
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		<title>Abilitare lo sviluppo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 09:59:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Essere connessi può essere un prerequisito per uscire da una situazione di indigenza. Non è però l’unica condizione. Le tecnologie abilitano lo sviluppo se sono accessibili, sia geograficamente sia economicamente, e diffuse da imprese con un modello di business adeguato alle condizioni reali. È il caso delle tecnologie mobili e della possibilità di pagare e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Essere connessi può essere un prerequisito per uscire da una situazione di indigenza. Non è però l’unica condizione. Le tecnologie abilitano lo sviluppo se sono accessibili, sia geograficamente sia economicamente, e diffuse da imprese con un modello di business adeguato alle condizioni reali. È il caso delle tecnologie mobili e della possibilità di pagare e fruire di servizi finanziari attraverso i cellulari.<br />
Prendiamo il Kenya: vi si contano circa 5 milioni di conti correnti bancari, ma sono oltre 15 milioni le persone che utilizzano i servizi di pagamento mobile di M-Pesa, più di un terzo della popolazione del Paese.<br />
Il modello è semplice: se si dispone di un cellulare e si è clienti Safaricom, è possibile aprire un conto, depositarvi denaro tramite migliaia di punti diffusi in tutto il Paese e cominciare a trasferire denaro su altri cellulari, effettuare pagamenti e acquistare prodotti, il tutto dal proprio dispositivo mobile. L’invio costa, in Euro, da 0,10 a 2,30 in base alla somma e al fatto che chi riceve sia o meno sia un cliente Safaricom M-Pesa. Le informazioni sull’account sono nella SIM del cellulare protette da PIN, molto più sicure rispetto ai soldi in un borsello.<br />
Un caso d’uso è quello di una commerciante che ogni giorno vende vestiario su una bancarella al mercato di Mombasa: compra merce da un grossista di Nairobi, che gliela spedisce quando vede i soldi arrivare. I soldi arrivano con un SMS, la merce parte. Questa piccola commerciante è a tutti gli effetti un’imprenditrice internazionale: le sue merci vengono da Cina e Tailandia e arrivano via Nairobi in Kenya e Kampala in Uganda. Dietro questa attività non c’è alcun conto in banca, solo servizi di MMT (mobile money transfer).<br />
Sono milioni le persone considerate troppo povere e/o isolate dai servizi bancari tradizionali, ed ecco che le banche sono superate da nuove idee fattesi impresa, come per esempio Musoni (musoni.eu), società già operativa in Kenya che offre servizi bancari completamente automatizzati via cellulare. Il cliente Musoni viene raggiunto da un “wealth creation officer”, un dialogatore di comunità che presenta possibilità, condizioni e vantaggi dell’accedere a un microcredito. Musoni si spinge in zone rurali marginalizzate e spiega: il territorio è fondamentale. Dove ci sono le condizioni, arriva il microcredito. È il caso di un venditore di banane e patate che grazie a Musoni sta espandendo gli affari. Considerando che Musoni intende raggiungere 200.000 clienti entro il 2015, ecco presentato un piccolo modello di sviluppo del benessere ‘profit’, piccolo perché locale, ma esemplare.<br />
Mentre per noi la banca è un concetto comune, un passaggio obbligato, non è così per buona parte del mondo (quella le cui economie crescono, peraltro). Uno studio del 2011 del Consultative Group to Assist the Poor (CGAP.org) riporta che oltre il 64% degli adulti nelle regioni in via di sviluppo non ha un conto in banca, e circa 2,7 miliardi di persone non hanno ancora accesso a servizi finanziari. Ecco che imprese innovative e modelli di business sostenibili aprono nuovi orizzonti per le economie e le società, usando bene la tecnologia abilitante, andando oltre le logiche tradizionali e favorendo il reciproco sviluppo, proprio e dei clienti.</p>
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		<title>La rete è veramente libera?</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 09:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più di 120 blogger nel mondo in questo momento sono stati arrestati perché considerati cyberdissident. In particolare Hossein Derakshan, conosciuto come il padre della blogosfera iraniana è stato condannato a 19 anni di prigionia, e Ran Yunfei, famoso blogger cinese, è stato arrestato l&#8217;anno scorso per aver scritto sul proprio sito web delle proteste in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Più di 120 blogger nel mondo in questo momento sono stati arrestati perché considerati cyberdissident. In particolare Hossein Derakshan, conosciuto come il padre della blogosfera iraniana è stato condannato a 19 anni di prigionia, e Ran Yunfei, famoso blogger cinese, è stato arrestato l&#8217;anno scorso per aver scritto sul proprio sito web delle proteste in Medio Oriente e aver invitato i cinesi ad metter in atto una propria rivoluzione dei gelsomini. In Iran le conseguenza per i dissidenti in rete si sono rivelate invece assai più tragiche: i blogger Vahid Ashgari, Mehdi Alizadeh Fakhrabad, Saeed Malekpour e Ahmad Reza Hashempour nel gennaio di quest&#8217;anno sono stati condannati a morte dalle autorità giudiziarie iraniane. È la prima volta che vengono condannati a morte dei blogger dissidenti.<br />
Per molte persone nel mondo Internet è ancora sinonimo di libertà d&#8217;opinione e democrazia. In realtà, gli attacchi alla libertà della rete sono sempre in agguato e da parte dei governanti di tutto il mondo. Perfino gli Stati Uniti a gennaio di quest&#8217;anno hanno cercato di deliberare una nuova legge (Stop Online Piracy Act) che, dietro l&#8217;alibi della lotta alla pirateria, rischiava di mettere seriamente in pericolo la libertà d&#8217;espressione online conferendo un potere smisurato al governo federale per il controllo della Rete.<br />
Non di meno pure l&#8217;Italia ha tentato recentemente di porre un nuovo bavaglio alla rete con una proposta d&#8217;emendamento al D.L. 70/2003, sostenuta dal parlamentare Gianni Fava. Similmente alla proposta americana, questa avrebbe obbligato extragiudizialmente gli internet provider a rimuovere contenuti online, anche solo in base alla richiesta dei &#8220;titolari dei diritti violati dall’attività o dall’informazione”, oltre a operare un monitoraggio preventivo di attività o contenuti potenzialmente illeciti. Quello dei governi italiano e americano è un capovolgimento paradossale del principio di presunzione d&#8217;innocenza: tutti i cittadini che partecipano alle attività in rete sarebbero in questo modo da considerarsi colpevoli fino a prova contraria.<br />
Tuttavia, al momento, i bavagli legislativi alla Rete sono stati scongiurati, grazie alla massiccia mobilitazione che è insorta proprio a partire dal tam tam della rete che ha portato alla fine i senatori americani e una larga maggioranza degli schieramenti politici italiani a bocciare entrambi i provvedimenti da una parte e dall&#8217;altra del globo. Se questo è possibile, però, è in virtù di un principio di democrazia in cui l&#8217;opinione dei cittadini sovraintende alle scelte delle loro classi dirigenti e che rimane alla fine l&#8217;unica condizione essenziale per tutelare la libertà di espressione. Ma non è così per tutti i cittadini del mondo.<br />
Buona parte dei media occidentali ha esaltato il ruolo dei social media e di Internet come il motore di un nuovo processo di democratizzazione in quei paesi che, come ha scritto il New York Times, &#8220;hanno sparato tweets contro le pallottole&#8221; durante la Primavera Araba, ma siamo ben lungi dal cantar vittoria. Se la libertà della rete è un bene fragile da preservare per i paesi a regime democratico, lo diventa ancor più per quei paesi che sottostanno a regimi autoritari. Internet, infatti, è sicuramente utilizzato dai dissidenti, ma è regolato anche alle leggi delle autorità governative che lo utilizzano per supportare la propaganda di regime e lo stato di polizia, per monitorare i dissidenti e infiltrarsi nelle loro reti, oggi ancor di più dopo il fenomeno della primavera araba.  Non a caso, infatti, è proprio notizia di questi ultimi giorni l&#8217;introduzione della censura selettiva nella policy di Twitter, disposizione che Twitter è pronto a operare se i Governi la richiedessero per il loro paese.<br />
Sono all&#8217;incirca 60 i paesi che applicano forte restrizioni e censure all&#8217;uso della rete, 10 dei quali Reporters Sans Frontiers ha classificato come i nemici di Internet. Tra questi l&#8217;Arabia Saudita, l&#8217;Iran e la Cina praticano un filtraggio rigoroso che mira a censurare soprattutto i social network e i blog. La Cina in particolare sta rinforzando la grande muraglia elettronica, come viene chiamato il sistema di controllo in rete cinese, e prendendo misure sempre più restrittive per arginare l&#8217;anonimato sia sulla rete fissa che su quella mobile. I funzionari del partito comunista cinese, da quest&#8217;anno sono dotati del RedPad, un tablet Android dotato di una serie di funzioni e accessi speciali che permettono di tracciare e censurare post, commenti, e sottoscrizioni sul web. Uzbekistan, Siria e Vietnam hanno incrementato la censura in Rete per soffocare gli echi delle rivoluzioni che agitano il mondo arabo.</p>
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		<title>Finanziare per (il) bene</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 09:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è in internet una nuova forma per trovare risorse, utile per iniziative con fini sociali e di sviluppo, e si chiama crowdfunding.
Come dice la parola, si tratta di aggregare dal basso contributi. È come raccogliere fondi per la propria causa facendo il porta a porta, ma ‘bussando’ ai cittadini connessi in rete.
Il meccanismo è piuttosto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è in internet una nuova forma per trovare risorse, utile per iniziative con fini sociali e di sviluppo, e si chiama crowdfunding.<br />
Come dice la parola, si tratta di aggregare dal basso contributi. È come raccogliere fondi per la propria causa facendo il porta a porta, ma ‘bussando’ ai cittadini connessi in rete.<br />
Il meccanismo è piuttosto semplice: una persona o un gruppo si attiva per realizzare un’iniziativa avvalendosi (anche) del crowdfunding per raccogliere i soldi necessari.<br />
Il concetto è simile al crowdsourcing; la differenza è che in questo secondo caso vi è aggregazione di competenze, ovvero di saper fare.<br />
Il fenomeno sta crescendo a livello mondiale grazie a tre elementi: le piattaforme di crowdfunding attive; l’adozione di questo strumento da parte di registi, musicisti e autori oltre che di no profit e persino sempre più start up alla ricerca di fondi; le tecnologie abilitanti oggi alla portata di tutti, ovvero internet e dispositivi cellulari, pc e tablet a basso costo.<br />
Le piattaforme di crowdsourcing sono molteplici. Tra le più note c’è Kickstarter (kickstarter.com) che opera con un modello ‘tutto o niente’, per cui se chi richiede fondi non ne ottiene il 100% entro una data stabilita, allora non ottiene nulla.<br />
Altro esempio è Indiegogo (indiegogo.com), dove prevale l’arte, ma trovano spazio cause e iniziative d’impresa. Chi chiede fondi li ottiene anche se il sostegno non raggiunge il 100% richiesto.<br />
Un caso specifico è FirstGiving (firstgiving.org), dedicato al no profit. Offre l’opportunità di raccogliere fondi per una causa, anche da parte di singoli individui. I numeri di FirstGiving sono interessanti: ha oggi oltre 8.000 no profit attivate, oltre 13 milioni di donatori e più di un miliardo di dollari transato online.<br />
Il modello di business dei titolari delle piattaforme si basa sui ricavi da margini di intermediazione sul devoluto, con percentuali massime del 7,5%.<br />
Un caso particolarmente interessante è Unreasonable Institute (unreasonableinstitute.org), il cui fine è sostenere con mentorship, capitali e risorse imprenditori puntano sull’innovazione per generare benessere e sviluppo.  Il modello è di selezione e competizione, e sono gli utenti in rete a decidere quali tra i progetti selezionati raggiunge l’obiettivo.<br />
Per chi ha bisogno di raccogliere fondi si tratta un’opportunità in più. Per i cittadini della rete, intesi in senso ampio, è un modo nuovo di sentirsi coinvolti in attività sociali, culturali, artistiche, imprenditoriali soprattutto con fini di bene. Ogni persona connessa ha la possibilità oggi di selezionare direttamente il beneficiario di un contributo, orientando il proprio supporto verso i settori, le attività, i Paesi, il tipo di persone per cui è più sensibile.<br />
In genere, non è facile attrarre l’attenzione e superare la soglia di visibilità, ma lo strumento è utile per raccogliere fondi nell’ambito di una sinergia di azioni di fundraising. Tenuto d’occhio dal sistema bancario e finanziario tradizionale, ha grandi potenzialità, ma anche rischi ora trascurati dall’adesione entusiastica della prima ora; per consolidare il modello &#8211; e favorire un’adesione ragionata e consapevole – abbiamo già conoscenza e tecnologie adeguate, ma l’idea che chiunque possa donare, prestare o sostenere chiunque altro nel mondo in piena sicurezza e trasparenza deve ancora trovare il giusto assetto, anche normativo. </p>
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		<title>Content vs. SEO: la nuova strategia di Google</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 09:16:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una nuova stretta arriva da Google all&#8217;uso spropositato di keywords e link interni alle pagine web finalizzati a favorire la rintracciabilità dei siti web sui motori di ricerca. Matt Cutts, capo del Web Spam Team di Google, ha anticipato infatti che Google prevede di adottare misure punitive per chi farà un uso eccessivo del SEO, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova stretta arriva da Google all&#8217;uso spropositato di keywords e link interni alle pagine web finalizzati a favorire la rintracciabilità dei siti web sui motori di ricerca. Matt Cutts, capo del Web Spam Team di Google, ha anticipato infatti che Google prevede di adottare misure punitive per chi farà un uso eccessivo del SEO, ossia nei confronti di coloro che inseriscono troppe parole di ricerca nelle proprie pagine web.</p>
<p>Questa la dichiarazione di Cutts:</p>
<blockquote><p>We are trying to level the playing field a bit. All those people doing, for lack of a better word, over optimization or overly SEO – versus those making great content and great site. We are trying to make GoogleBot smarter, make our relevance better, and we are also looking for those who abuse it, like too many keywords on a page, or exchange way too many links or go well beyond what you normally expect. We have several engineers on my team working on this right now</p>
</blockquote>
<p>Il provvedimento va letto in una strategia più ampia di rinnovamento semantico del motore di ricerca che include una maggiore presenza di fatti e domande dirette nei risultati di ricerca e una maggiore comprensione delle relazioni tra i termini per offrire risposte più rilevanti.</p>
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		<title>Se l&#8217;aiuto arriva con un tweet</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:45:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le strategie di comunicazione e di raccolta fondi del mondo non profit sono in una fase di grande cambiamento grazie ai social network. Con potenzialità enormi
 I social network sembrano essere la grande novità di questo inizio secolo. Grazie alla loro diffusione, queste finestre virtuali stanno diventando sempre più un mezzo efficace di comunicazione anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le strategie di comunicazione e di raccolta fondi del mondo non profit sono in una fase di grande cambiamento grazie ai social network. Con potenzialità enormi</strong></p>
<p><strong></strong> I social network sembrano essere la grande novità di questo inizio secolo. Grazie alla loro diffusione, queste finestre virtuali stanno diventando sempre più un mezzo efficace di comunicazione anche per il mercato, proponendo modelli comunicativi innovativi e strategici non solo per le imprese profit, ma anche per il mondo no-profit. In social come Facebook o Twitter è possibile estendere su un&#8217;ampia rete di contatti relazioni basate su un rapporto più personale e di fiducia con i propri donatori e questi possono diventare a loro volta veicolatori di relazione con l&#8217;organizzazione no-profit, divulgando la comunicazione su progetti e iniziative benefiche e aumentando, in questo modo, la rete sociale di contatti e donazioni (engagement). Per la maggior parte delle ONP Il fundraising è già diventato online e fin dalla sua nascita è stata subito chiara la sua efficacia.  La prima iniziativa di fundraising online infatti, organizzata dall&#8217;American Red Cross nel 2001, è riuscita a raccogliere subito 64 milioni di dollari, pari al 14% del totale delle donazioni effettuate. La stessa Emergency in un periodo critico della sua attività ha ritrovato e aumentato il sostegno di milioni di donatori, grazie all’iniziativa di lancio su Facebook “io sto con Emergency”. È importante sottolineare che i casi di maggior successo di fundraising online attraverso i social media sono sempre mirati ad uno scopo specifico, legati a un&#8217;emergenza concreta del momento e ben definiti nell’obiettivo finale da raggiungere. I social media offrono anche la possibilità di instaurare relazioni ad ampio raggio basate sulla fiducia e la chiarezza, che sono capisaldi etici importanti per il mondo delle donazioni. L&#8217;agenzia italiana per le emergenze umane AGIRE, per esempio, ha organizzato all’interno di Twitter quattro incontri, tra settembre e novembre 2011,  con gli operatori delle ONG  a lavoro in Somalia, Kenia ed Etiopia, per &#8220;raccontare come le donazioni si stiano rapidamente trasformando in sostegno quotidiano per migliaia di persone&#8221; . L’iniziativa si è chiamata <a href="http://z6.co.uk/17w" target="_blank">TweetUp#EAO</a> (Emergenza Africa Orientale) ed è stata sviluppata in pieno stile Twitter: i partecipanti potevano intervenire alla discussione inviando il proprio tweet &#8211; entro i limiti dei 140 caratteri imposti dal social network &#8211;  e inserendo come codice identificativo dell&#8217;iniziativa l&#8217;hashtag #EAO. &#8220;Da sempre l&#8217;informazione sul corretto utilizzo dei fondi donati dai milioni di italiani che sostengono il network Agire &#8211; sostiene Marco Bertotto, direttore dell&#8217;agenzia &#8211; è al centro delle nostre preoccupazioni. Per questo abbiamo deciso di usare le peculiarità di Twitter e la semplicità di accesso senza filtro che lo contraddistingue, come un nuovo strumento di rendicontazione e trasparenza verso i donatori&#8221;. Le realtà no profit stanno quindi facendo i primi passi con i social media, attratte dalla loro forza relazionale e dalle loro dinamiche reticolari, e siamo ancora a uno stadio iniziale di maturazione verso l&#8217;uso degli strumenti sociali in rete, ma abbiamo di che sperare  che in futuro le ONP sapranno amplificarne il valore e le potenzialità.</p>
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		<title>Jes Empleo, fare rete per cambiare vita</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oogo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rivisti]]></category>

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		<description><![CDATA[«Siamo tutti connessi» non solo nel mondo sociale e digitale ma anche a livello biologico-molecolare, matematico e soprattutto economico. Partiva da qui qualche anno fa il viaggio di Albert-László Barabási e del suo Link, uno dei primi testi a ripercorrere la storia e a gettare le basi della contemporanea scienza delle reti. I molti aneddoti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Siamo tutti connessi» non solo nel mondo sociale e digitale ma anche a livello biologico-molecolare, matematico e soprattutto economico. Partiva da qui qualche anno fa il viaggio di Albert-László Barabási e del suo Link, uno dei primi testi a ripercorrere la storia e a gettare le basi della contemporanea scienza delle reti. I molti aneddoti narrati in quelle pagine rivelano alcune delle regole che governano la complessità del nostro mondo, che sono amplificate da internet, ma sono intimamente connesse al nostro stesso essere uomini. Semplicemente applicando quelle leggi, o se si preferisce del sano buon senso, sono in molti coloro che combattono la loro battaglia quotidiana facendo rete.<br />
 Mentre il Perù negli ultimi anni ha raggiunto una crescita significativa in materia economica, sono molte le situazioni di povertà ed esclusione sociale in ampi settori della popolazione che generano disuguaglianza e conflitto sociale. Secondo l&#8217;Ilo, l&#8217;organizzazione mondiale per il lavoro, più di un milione di giovani sono disoccupati, mentre il tasso di disoccupazione giovanile avrebbe raggiunto circa il 18%, un tasso tre volte superiore a quello della disoccupazione degli adulti.<br />
 Eppure in Perù sono stati formati 881  giovani e 214 si sono già inseriti nel mondo del lavoro. Altri 200 stanno svolgendo un percorso di specializzazione, acquisendo competenze specifiche in quattro settori di riferimento: confezione tessile, produzione alimentare, marketing e vendite, cosmesi. Sono questi i risultati di Jes Empleo che, sotto la regia del Cesvi, ha messo in rete 20 organizzazioni sociali con consolidata esperienza nel lavoro con i giovani, 30 imprese private con particolare attenzione al sociale e 900 giovani in situazione di emarginazione, affrontando il problema attraverso un percorso formativo rivolto ai giovani, la creazione di imprese sociali oltre che di iniziative di inclusive business in collaborazione con il mercato d’impresa.</p>
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